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venerdì 5 luglio 2013

Spaghettoni al pesto di zucchine e pistacchi con lo speck di bufala di Gaetano





Ormai lo sapete quanto sono fissata con la pasta e con la qualità degli ingredienti, e sapete anche quanto mi piace provare e conoscere nuovi prodotti . In questa pasta ci sono due top, uno conoscenza di vecchia data, e uno invece nuovo nuovo. La vecchia amica è la pasta pugliese di Benedetto Cavalieri di cui vi avevo parlato anche qui, in particolar modo nel formato "spaghettoni", mentre il nuovo arrivato è lo speck di bufala di Gaetano Mastrantoni.


Gaetano ha una macelleria a Priverno in provincia di Latina, specializzata in carni di bufala. L'ho conosciuto su facebook, mi ha contatto iniziando a mandarmi foto dei suoi meravigliosi prodotti (speck, coppiette, bresaola, carpacci, insaccati) e dei suoi enormi cani che adora, ed è finita che mi ha regalato un toccone di speck da provare. Realizza tutto con cura, passione e in modo artigianale... talmente artigianale che sostiene di potersi ricostruire un braccio intero con tutti i pezzi di dita e mani che s'è portato via tagliando la carne manualmente in anni di onorato servizio. Le sue bufale vengono dall'area protetta del Parco del Circeo, allevate allo stato semibrado. La produzione di questa carne nella zona è minima e anche Gaetano lavora su bassi quantitavi ma si sa, le cose per essere buone devono essere fatte in piccole quantità. E' orgogliosissimo del suo lavoro ed ha ragione, ho provato solo lo speck ma mi basta perchè è fantastico! Mai assaggiata una cosa così, è profumatissimo ma non ha quell'odore forte di affumicato che ci si aspetta da uno speck. E' fresco... lo so che sembra strano a dirlo ma l'odore e il sapore di questo speck sono freschi e delicati. Non è tirato e secco ma molto "carnoso" e morbido. Lo speck di solito si associa all'inverno ma questo di bufala che fa Gaetano te lo mangi tranquillamente pure d'estate. E infatti l'ho voluto provare con un pesto di zucchine e pistacchi. Lui mi aveva consigliato di cucinarlo con delle mezzemaniche e un sugo di pomodorini, ricetta semplicissima e davvero ottima, però ho voluto provarlo anche un condimento più particolare e il risultato è stato eccellente. Poi non vi sto a dire il profumo che manda mentre cuoce, cose da rimanere col naso attaccato alla padella per tutto il tempo. Se siete romani potete trovare i suoi prodotti da Dol, una bottega specializzata nella vendita di prodotti laziali di eccellenza.

speck, coppiette, bresaola, carpacci, insaccati. Tutto artigianale e curatissimo. - See more at: http://www.cinellicolombini.it/blog/esperienza-in-fattoria/speck-di-bufala-per-il-brunello#sthash.qguQaze8.dpuf

Ritornando alla pasta, spero che dalla foto qui sopra si possa capire la dimensione (enorme!) di questo spaghetto e la sua porosità. E' lunghissimo perchè non viene spezzato ma piegato e raccoglie i sughi perfettamente, sopratutto quelli più ricchi. Cavalieri è uno dei miei pastifici preferiti in assoluto ma trovandosi nella punta della Puglia, la sua pasta non è sempre facile da trovare nelle altre zone d'Italia. Fortunatamente esistono siti molto interessanti che selezionano il massimo della qualità italiana e la vendono online come fossero delle botteghe virtuali, dando l'opportunità anche a chi vive in un paesino del nord di provare i prodotti di una piccola azienda del sud. Uno dei migliori è Cassandra, conosco già moltissimi dei prodotti che mette in vendita e sono di qualità eccellente... e ci trovate anche la pasta di Benedetto Cavalieri! Se vi può essere ulteriormente d'aiuto, potete andare anche su CupoNation (un sito dedicato agli sconti online) ed usufruire di qualche buono o di una offerta visto che collaborano anche con Cassandra. Io vi parlo spesso di prodotti che apprezzo, cerco di consigliarvi su produttori seri e validi, ma mi rendo conto che molti di loro sono realtà medio-piccole i cui prodotti possono essere difficili da reperire. Per questo vi ho linkato Cassandra, ed ho aggiunto anche CupoNation perchè... beh, risparmiare non fa mai male, sopratutto per noi gastrofissati a cui piace assaggiare e acquistare di continuo cose nuove :)


In calce volevo ringraziare Claudia perchè, parlando di un mio pesto alla cicoria che l'aveva resa entusiasta, mi aveva consigliato anche di provare a fare un pesto di zucchine e pistacchi... e così è stato.

Dosi per : 2 persone    Difficoltà : facile    Tempo : 20-25 min

Ingredienti :
  • 200 gr di spaghettoni
  • 3 zucchine romanesche
  • una manciata abbondante di pistacchi
  • 4-5 fettine di speck di bufala
  • mezza tazza di parmigiano reggiano grattugiato
  • olio extravergine d'oliva
  • sale

Procedimento : 

In una pentola mettete a bollire l'acqua per la pasta. Nel frattempo lavate e tagliate le zucchine a dadini molto piccoli. Mettetele su una padella con l'olio, salate e cuocete finchè le zucchine non saranno morbide, girandole di tanto in tanto. In una padellina fate cuocere lo speck tagliato a striscioline, senza aggiungere niente, solo aspettando che diventi leggermente croccante. Versate gli spaghettoni e prestate continua attenzione alla cottura perchè una pasta così spessa si attacca facilmente al fondo, considerando anche che ha una cottura abbastanza lunga di circa 20 minuti. In alternativa, se non volete prestare attenzione alla pasta, utilizzate il metodo della cottura passiva di cui vi avevo parlato qui. Con il minipimer tritate le zucchine assieme al parmigiano e ai pistacchi, aggiungendo olio evo fin quando il pesto non avrà la giusta consistenza. Scolate gli spaghettoni, rigirateli nel pesto e se serve aggiungete un po' d'acqua di cottura della pasta per amalgamarli meglio. Aggiungete lo speck e servite.


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mercoledì 22 maggio 2013

Tre eventi food in tre giorni... ma che starò a magnà troppo?



La settimana scorsa qui a Roma c'è stata una super infilata di eventi mangerecci: 

- Atelier della pasta (tutto dedicato alle Marche) allo Sheraton Hotel
- Oli d'Italia 2013 al Gambero Rosso
- Food & wine Festival da Eataly 

Al primo evento non potevo non andare, sono di casa e poi c'era Errico Recanati, lo chef stellato michelin del ristornate Andreina, del mio stesso paese. La serata organizzata da Carlo Vischi era incentrata sulla pasta all'uovo di Campofilone di Vincenzo Spinosi interpretata in tre piatti diversi preparati rispettivamente da Errico Recanati, da Spinosi stesso e da Donato Savino (chef dello Sheraton Roma). I piatti sono stati cucinati tutti davanti ai nostri occhi a velocità impressionante, senza sosta e in enormi quantità. Io da sola mi sono fatta fuori qualcosa come 5-6 piatti quindi potete immaginare... Errico Recanati ha proposto la pasta Spinosi condita con pollo in potacchio, una ricetta tipica marchigiana con aglio olio e rosmarino (foto sopra).


Savino ha pensato ad una gricia con crema di fave ripassata nella forma di pecorino romano mentre Spinosi ha proposto i suoi sottilissimi spinosini con prosciutto crudo e limone. Mi sono sembrati fantastici tutti e 3 ma devo dire che quello più mi ha sorpreso è stato proprio il piatto di Spinosi. Sono sincera, all'inizio era quello che mi ispirava meno, colpa forse anche del modo in cui il pastaio in questione ha presentato se stesso e i suoi prodotti. Cappellino all'americana con il proprio nome scritto sopra, packaging della pasta con la sua faccia accompagnata dal suddetto cappellino autocelebrativo stampata in ogni dove, elenco delle città del mondo nelle quali vengono venduti i suoi prodotti anche quelli stampati in grande sulle confezioni e il tutto tradotto in varie lingue. A vederlo sembrava più un prodotto attira stranieri che altro invece la sua pasta è davvero di altissima qualità e mi sono dispiaciuta, da marchigiana, di non averla conosciuta prima.



Essendo una serata a tema Marche erano presenti altri produttoti marchigiani ad allietare i nostri palati: Sigi (che conoscevo ed apprezzavo già) con il suo vino di visciole e la confettura di pomodori verdi che Errico Recanati ha aggiunto alla pasta col pollo in potacchio, i vini di Vigneti Vallorani che avevo avuto il piacere di conoscere durante l'Eating Piceno tour e la birra artiginale Collesi.


Vincenzo Spinosi ha gentilmente svelato anche la ricetta dei suoi spinosini al prosciutto e limone, che rimangono perfetti e al dente nonostante siano così sottili.

Ingredienti per 4 persone:
  • 250 gr di Spinosini
  • 80 gr di prosciutto crudo (3 fette)
  • 40 gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • 70 gr di olio evo (8 cucchiai)
  • 4 gr di buccia di limone grattugiato
  • 150 ml di acqua di cottura (1 mestolo)
  • 15 g di prezzemolo tritato

Procedimento :


Versate l’olio in una padella grande che possa contenere tutta la pasta e aggiungete il prosciutto precedentemente tagliato a striscioline. Nel frattempo cuocete gli Spinosini in acqua bollente salata per 2 minuti e mezzo. Versateli nella padella aggiungendo 150 ml di acqua di cottura e lasciate cuocere per un altro minuto. Togliete la padella dal fuoco e aggiungete il parmigiano grattugiato e la scorza di limone. Servite con il prezzemolo tritato.


Il giorno seguente invece sono andata alla degustazione degli oli d'Italia 2013 scelti e premiati dalla guida del Gambero Rosso. Prima è sempre la Toscana con moltissimi oli di qualità, secondo per numero il Lazio, seguito da Puglia e Sicilia.


Durante la serata è stata servita una pasta aglio e olio (ovviamente direi!) arricchita da fili di peperoncino e un piatto con:
- zuppa fredda di ceci di Onano all'olio e rosmarino
- parmigiana di melanzane fredda al bicchiere
- mousse di patate all'olio e baccalà mantecato
- nuggets di pollo ruspante e maionese all'olio evo
- ricotta e mozzarella di bufala del caseificio Barlotti


Tra i tanti oli ho provato e apprezzato particolarmente l'olio Bardi dell'azienda agricola Carraia in provincia di Siena, dal gusto che ricordava la mandorla, moribido all'inzio e leggermente amaro alla fine. Anche Giulia Scarpaleggia nel suo libro dedicato alla Toscana parla di quest'olio e il produttore esponeva orgogolioso una copia del libro tenuto aperto proprio sulle pagine contententi le foto dei suoi ulivi. Poi ho voluto assaggiare quello di Libera Terra, che fa fruttare i territori confiscati alla mafia coltivandoli e realizzando prodotti di ottima qualità.


Infine mi sono dedicata alla mia regione assaggiando il monocultivar di Ascolana Tenera (l'oliva con la quale si fanno le famose olive fritte all'ascolana) della Tenuta 100 Torri, fresco e leggermente piccante, e gli oli di Mosconi, tra i quali il monocultivar raggiola Risveglio (amaro e piccante) che ha vinto il premio come world best olive oil alla competizione internazionale di New York.


Uno dei produttori toscani presenti che produce anche vino oltre all'olio ha portato in degustazione un suo rosso. L'ho provato incuriosita e ne sono rimansta affascinata: è il Fontanalloro di Felsina, un sangiovese molto aromatico e profumato. A fine evento ho fatto un salto alla gelateria Vice di viale Marconi (proprio dietro la sede del Gambero Rosso) che ho da poco scoperto essere gestita da Chiara, una nuova amica blogger e da suo marito. Vice è una delle gelaterie che preferisco in assoluto a Roma così ho sfruttato l'occasione per salutarla e per prendere una coppetta meravigliosa con mandarino tardivo di Ciaculli e zenzero, gusti consigliati da lei per pulire la bocca dopo le degustazioni d'olio.



Ultimo evento della serie è stato il Roma Food & Wine festival durante il quale alcune aziende vinicole hanno fatto degustare i loro vini mentre dei grandi chef italiani hanno preparato dei piatti scelti ad hoc. L'evento è durato 3 giorni ma io sono potuta andare solo al primo. Ho così avuto modo di provare il baccalà in olio cottura con rosa, salsa di cardamomo, topinambur e finocchio di Moreno Cedroni, una delizia delicatissima e dai sapori armoniosi. Il baccalà di solito ha un sapore forte invece in questo caso, grazie al tipo di cottura scelta, non sovrastava ne la rosa nè la leggera salsa di cardamomo.


Se gli chef si alternavano durante i vari orari delle giornate, Luca Montersino con la sua tavolata di dolci era invece una presenza fissa, facendo sbavare chiunque passasse lì davanti. Le aziende vinicole presenti erano una cinquantina, molte delle quali hanno i propri vini in vendita nel piano sottostante di Eataly. Ho assaggiato un po' qua e là ma non ho trovato niente di nuovo che mi attirasse particolarmente così alla fine mi sono fermata su una vecchia conoscenza, il Cartizze di Villa Sandi, un valdobbiadene superiore che mi piace molto per via del suo essere fresco, secco ma comunque in qualche modo morbido e delicato, e per via del suo profumo floreale e agrumato.


E adesso facciamo basta con lo stare sempre in giro invitata ad eventi a mangiare e bere? Si, con gli eventi food mi fermo, ma non credete che me ne stia a casa a cucinare. Domani vado Cannes, una persona di mia conoscenza che ogni tanto gira per casa, in quest'ultimo anno ha realizzato un documentario che è stato selezionato per lo Short Film Corner del Festival di Cannes, quindi... si parte!


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venerdì 5 aprile 2013

Vermicelli con pesto di cicoria alla romana... e l'arrivo di Tobia





Un post dopo tanto tempo (ormai i tempi lunghi sono diventati usual in questo blog) per parlare di un'inziativa bella e buona infilandoci in mezzo anche una ricetta semplicissima e veloce. Sapete che di collaborazioni non ne accetto molte e sopratutto cerco di selezionarle bene quindi fidatevi se vi dico che questa vale davvero la pena. Unico "difetto" è riservata a chi vive a Roma, a Tivoli e nel litorale romano. Mi dispiace per tutti gli altri ma ne godremo solo noi. Sto parlando di Tobia il Genuino, un servizio di consegna a domicilio di spesa alimentare, una spesa naturale, il più possibile biologica, sana e a filiera corta e certificata. I ragazzi di Tobia hanno selezionarto alcuni dei migliori prodotti del Lazio per proporre frutta, verdure e carni biologiche, formaggi naturali, uova provenienti da allevamenti sani ed etici, legumi, cereali e molti di altri prodotti interessanti. A volte per trovare prodotti di qualità e sicuri bisogna muoversi parecchio, avere il tempo di curiosare tra vari negozi ed alimentari, comprando qualcosa qua e qualcosa là. Io adoro farlo ma capisco che non è possibile per tutti, per motivi vari di tempo, di zona in cui si abita, di costi, ecc. Per questo ho trovato la proposta di Tobia davvero molto interessante e affidabile. Alcuni dei prodotti che trattano li conoscevo già avendoli trovati al mercato di campagna amica in cui mi rifornisco ma altri non li conoscevo affatto e una delle cose che mi diverte di più è provare cose nuove da mangiare. Una mattina suona il citofono, è il portiere che mi dice che è arrivato un pacco. Come al solito gli chiedo di prenderlo e farmelo salire con l'ascensore perchè io la mattina sono in tenuta "pigiama" (sto sempre in pigiama dentro casa a dirla tutta). E invece lui mi dice di no, che non è un corriere dei soliti e che vuole salire fin su all'ottavo piano per consegnarmelo di persona (già mi piace!). Infatti Tobia non si affida ai corrieri ma si occupa direttamente delle consegne con un proprio furgoncino-frigo. Lo scatolone era enorme e di un cartone estremamente resistente, in modo da poter essere riutilizzato da loro e ritirato alla consegna della spesa successiva (anche questa cosa mi piace molto). Mi avevano mandato la sporta grande, quella per 4-5 persone e lì per lì mi è preso il panico: dove la metto ora tutta questa roba? Nel frigo non entrerà mai! Un problema che devo dire mi ha reso più felice che preoccupata.

 

Questo è l'elenco del contenuto della sporta : 
- cicoria, bieta, broccoli siciliani, insalate e kiwi dell'azienda agricola Ferrandes
- spinaci, patate e zucca dell'azienda SanMartinello92
- mele e pere dell'azienda agricola Caldarini
- 4 hamburger di bovino di razza chianina e 6 etti di pollo dell'azienda Vittorio Placidi
- 1 mozzarellona da 4 etti della società agricola Valle Oppitola
- uova dell'azienda agricola Parco degli Aceri
- birra biologica artigianale 'naBio dell'azienda Birradamare
- carciofi alla cafona e confettura di fichi dell'azienda Agnoni
- farina di farro dell'azienda agricola Poggi

Ovviamente i prodotti disponibili variano a seconda della stagione ma nel loro sito trovate le schede dettagliate dei produttori e dei prodotti scelti. Per i vegetariani c'è anche la sporta dedicata, ricca di legumi e senza carne. Come prima cosa ho provato la mozzarella, non resisto mai ai formaggi, e mi è piaciuta tantissimo. Una mozzarellona che viene dal latte delle mucche della Sabina, molto compatta quindi ottima anche per cucinare oltre che da mangiare semplice, e saporitissima. Di solito le mozzarelle di mucca sanno di poco rispetto a quelle di bufala. Questa invece ha un sapore molto intenso ed è fatta a mano. Poi sono passata alle pere, proprio del tipo che piacciono a me, belle toste e dolci. Poi gli hamburger (la carne va mangiata pochissimo e si sa, ma quando lo faccio esigo che sia superlativa e questa lo era) e mano a mano ho provato tutto il resto restando davvero molto soddisfatta. Già dopo i primi assaggi mi è venuta in mente la cosa più ovvia di tutte, che tanto ovvia per molte persone non è: quando le materie prime sono valide, 3/4 del lavoro per ottenere un buon piatto è già fatto. Anzi se si vuole esagerare negli accostamenti e nelle sperimentazioni si può solo rischiare di rovinare quello da cui partiamo invece che esaltarlo. Perciò ho pensato di fare un piatto semplicissimo, qualcosa di romano visto che il servizio di Tobia per rimanere a filiera corta è riservato principalmente alla capitale: un pesto di cicoria alla romana. Avevo voglia di pasta (quando mai!) e di cicoria me ne avevano data proprio tanta, ma tanta tanta e quale soluzione migliore per non riempire tutto il frigo e traformare quelle foglie in qualcosa che occupasse poco spazio e che fosse conservabile e pronto da usare anche nei giorni successivi? Non avevo mai fatto prima il pesto con la cicoria, qua in casa avevano paura che non fosse neanche troppo fattibile per via del forte sapore amaro della cicoria. Invece è venuto buonissimo e non ho aggiunto neanche un po' di pinoli o di mandorle (come faccio per smorzare l'amaro nel pesto di rucola), nessuna frutta secca di alcun tipo. La cicoria era davvero buona e affatto amara pur non essendo foglie particolarmente piccole. E' bastata lei, un po' di buon olio evo (anche quello laziale), aglietto fresco del mercato, uno speciale peperoncino francese preso all'Emporio delle Spezie qui a Roma, una grattugiata di parmigiano reggiano e niente più. Vi lascio la ricetta  ma tanto è di una facilità disarmante, il segreto sta solo nello scegliere ingredienti buoni... e infatti ho voluto usare i vermicelli Garofalo per accompagnare questo pesto, non uno spaghetto qualsiasi.



Dosi per : 4 persone    Difficoltà : facile    Tempo : 25-30 min
Ingredienti :
  • 400 gr di vermicelli
  • 500 gr di cicoria
  • un pezzetto di aglio fresco (oppure 1 spicchio di aglio secco)
  • piment d'Espelette (in alternativa usate un peperoncino aromatico e non troppo piccante)
  • mezza tazza di parmigiano reggiano
  • olio extravergine d'oliva
  • sale

Procedimento : 
Pulite la cicoria eliminando la parte più dura dei gambi e lavandola più volte. Mettete sul fuoco una pentola piena d'acqua e portate ad ebollizione, aggiungete il sale e versate la cicoria lasciandola cuocere per 5 minuti. Nel frattempo in un a padella fate rosolare olio e aglio, aggiungete il peperoncino in quantità a piacere e versate la cicoria ben scolata. Fatela cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti, rigirandola ogni tanto. Riportate a bollore l'acqua di cottura della cicoria (che avrete lasciato nella pentola senza buttarla) e fateci cuocere i vermicelli. Con il minipimer tritate la cicoria assieme al parmigiano aggiungendo olio evo fin quando il pesto non avrà la giusta consistenza. Scolate i vermicelli, rigirateli nel pesto e servite. Se volete aggiungete altro peperoncino tritato alla fine.


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sabato 22 dicembre 2012

Ravioli di castagne




Avevo un po' di nuova attrezzatura da cucina inviatami da Tescoma da provare, e la farina di castagne che giaceva in dispensa da qualche settimana. Mi piace avere in casa farine di vario tipo per provare e sperimentare. Quella di mandorle ormai è un must per i dolci, quella di nocciole devo ancora provarla ed è di là che aspetta, con quella di mais per la polenta un ho fatto una torta di lamponi che prima o poi vi mostrerò e con questa di castagne ho deciso di fare dei ravioli dato che tra l'attrezzatura nuova c'era anche un tagliapasta per fagottini. Così l'ho usato e via, 24 pezzi tagliati in una volta sola. Sono curiosa di provare anche il resto, soprattutto la penna decora dolci dato che finora, col sac a poche, la voglia di fare disegni precisi se n'è sempre andata a farsi benedere ancora prima di iniziare. Mi hanno mandato anche una piccola teglia a cerniera a forma di cuore,  le forme per costruire un presepe di pan di zenzero e alcuni stampi natalizi per cioccolatini (che probabilmente userò nei prossimi giorni). Per adesso vi lascio con la ricetta dei ravioli, poi vi farò sapere come andrà quando mi divertirò con la penna! Un consiglio: i ravioli di castagne sono più pesanti di quelli normali quindi consideratene un po' di meno a testa quando li cuocete. Potete condirli in modo semplice con burro e salvia, oppure con una fonduta di un formaggio dal sapore non troppo forte. Io li ho fatti con un sugo bianco aromatico che vi mostrerò in un altro post. Per ora vi dovete accontentare della ricetta del raviolo in se.


Dosi per : 6 persone    Difficoltà : media    Tempo : 40 min + 30 min di riposo

Ingredienti :
  • 4 uova
  • 200 gr di farina di castagne
  • 260 gr di farina normale
  • un pizzico di sale
  • 150 gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • 300 gr di ricotta
  • 2 tuorli
  • 100 gr di castagne
  • pepe
  • sale


Procedimento : 

Per fare il ripieno lessate e pelate le castagne, poi lasciatele raffreddate. In una ciotola pestatele riducendole a purea, poi aggiungete la ricotta, i 2 tuorli, il parmigiano, un pizzico di pepe e di sale. Amalgate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo.  Per fare la pasta setacciate insieme le due farine, disponetele a fontana sulla spianatoia, sgusciate le uova e versatele al centro, sbattetele con la forchetta e poi impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo (se avete un'impastatrice basta versare farina e uova e aspettare che l'impasto sia pronto). Formate una palla e lasciatela riposare coperta per una mezz’ora. Stendete l'impasto con il matterello creando una sfoglia sottile ma non troppo sulla spianatoia precedentemente infarinata oppure usate la macchina per la pasta. Passate l'impasto più volte sotto il mattarello o nella macchina ripiegandolo ogni volta su se stesso per renderlo più compatto. La farina di castagne rende la pasta meno elastica e con questo metodo evitate il rischio che il raviolo si rompa in cottura. Ritagliate dei rettangoli di sfoglia utilizzando la rotella dentata oppure un tagliapasta per ravioli e disponete al centro di ogni rettangolo un cucchiaino di ripieno. Stendete sopra un'altro strato di sfoglia e chiudete i ravioli.



P.S.: Se non avete tempo di preparare i ravioli subito prima di mangiarli, potete comunque farli uno o più giorni prima e congelarli. Nel momento di cucinarli versateli in acqua bollente direttamente senza farli scongelare.



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martedì 4 dicembre 2012

Cappelletti in brodo di cappone per Donne sul web




Allora allora... la tempesta sembra arrivata quasi a conclusione, il che significa che i file non backuppati del mio hd sono stati recuperati tutti proprio ieri sera da una persona che non è il solito grafico che gira per casa (con sua grande rosicata dovuta ad un elevato stadio di nerdaggine). Persona che ringrazio infinitamente perchè mi ha salvato ampiamente il lato B e mi ha risparmiato giorni di lavoro per risviluppare daccapo tutti i raw (che invece il grafico era riuscito a riprendermi) di cui avevo perso gli xmp e i jpg lavorati (lo so lo so parlo arabo ma chi può capire capisce e chi non può si fa bastare la questione del lato b). Ora non rimane che aspettare che mi arrivi la benedetta scheda video per il nuovo computer e potrò ripartire a fare tutto quello che facevo prima, meglio di prima, compreso pubblicare qualche nuova foto in questo blog ultimamente lasciato un po' a se stesso. Intanto vi comunico che da oggi potete trovate nel sito di "Donne sul web" uno speciale dedicato alle paste regionali, preparato da 20 signorine del gruppo Gente del Fud. Ci ho messo lo zampino anch'io dato che mi hanno chiesto di rappresentare le Marche con una pasta tradizionale. Ovviamente essendo periodo pre-natalizio, contribuire con la ricetta dei cappelletti in brodo di cappone  era assolutamente doveroso. La trovate a questo link accompagnata da una piccola intro che spiega il perchè della mia scelta. Guardatevi tutte le paste che sono state scelte per ogni regione e... buon giro d'Italia! ;)


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giovedì 12 luglio 2012

La Puglia e le sue eccellenze all'Hotel St Regis



Sono in ritardissimo con questo post (strano eh?) ma il motivo è più che valido: sono stata impegnata con un viaggio enogastronomico da favola dalle parti di St. Moritz che presto vi racconterò. Questo è stato uno degli eventi della serie "Per tutti i gusti", organizzati da Carlo Vischi, eventi nei quali viene presentata una regione con i suoi prodotti e produttori d'eccellenza. Questa volta era il turno della Puglia con l'Hotel St. Regis e il suo ristorante Vivendo come location, un lussuoso albergo a pochi metri da piazza della Repubblica.


Abbiamo iniziato con una dimostrazione di cake design da parte di Giusy Verni, pugliese con esperienza americana in tema di pasta di zucchero e con un'attività aperta nella sua regione d'origine. Ha realizzato una torta a tema ricreando una sorta di tovaglia con un piatto di orecchiette, olive e taralli, tutti in zucchero. E' stato interessante vedere quali sono i materiali commestibili con cui realizzare queste composizioni e come superare i problemi pratici del fissaggio e della durata nel tempo. Ci ha mostrato la ghiaccia reale (un mix di albumi e zucchero) utilizzabile come collante per i decori e per non far scivolare la torta nel piatto, ci ha insegnato come lavorare la pasta di zucchero (che non va mai messa in frigo altrimenti si ammordisce con l'umidità) e ci ha svelato che per mantenere la torta il più a lungo possibile bisogna rivestire il pan di spagna di crema al burro in modo da isolare l'interno dal rivestimento decorato. Tutto questo mi ha incuriosito molto in quanto sono tecniche made in Usa molto distanti dal nostro modo di fare torte più "casarecce" ed imprecise. Però mi ha fatto anche pensare alla dose di dolcezza molto forte che una preparazione di questo tipo necessita per le motivazione dette prima. Nonostante le precauzioni prese da Giusy per non renderla eccessiva penso che questo tipo di torte non faccia per me, d'altronde se nei dolci mi piace tantissimo l'asprigno dei frutti di bosco...


Poi è stato il turno della pasta, rappresentata in modo eccelso dal pastificio salentino Benedetto Cavalieri (di cui vi parlerò meglio tra poco) e dalle orecchiette fatte a mano da Sara Latagliata, una neoblogger che vuole diventare chef e che sta cercando di riportare in auge delle cene pugliesi in stile medioevale associandole ad altre espressioni artistiche dell'epoca.


A vederle fare da lei sembrano facili, ma dubito che lo siano realmente... prima o poi proverò! Il segreto sta nel saper fare il giusto movimento con il coltello per arricciarle, e poi con le dita per rovesciarle.


Il vino era quello della casa vinicola Tormaresca (pugliese ovviamente) che ci ha dissetato con queste bottiglie: Puglia IGT Chardonnay 2011, Salento IGT Fiano Roycello 2011, Puglia IGT Rosso Neprica 2010,Salento IGT Primitivo 2010 e Moscato di Trani Kaloro 2008.


Poi siamo passati all'antipasto servito in quella che era la champagnerie dell'hotel, rinnovata e adibita a sala del ristorante mantenendo le tonalità dell'oro e del beige, e con dei punti luce simili a calici rovesciati che scendono da una sorta di vassoio decorato attaccato al soffito.


Qui l'ha fatta da regina indiscussa la burrata del caseificio Dicecca di Altamura, in mano alla stessa famiglia da quattro generazioni. Se sapessi scrivere componimenti farei un ode a questa prelibatezza: niente a che vedere con le burrate di qua, nessun tono acido, sapore e consistenza cremosissimi dell'interno, quantità spropositate di latte che fuoriescono ad ogni ferita da forchetta inferta, e parte esterna resistente ma assolutamente non dura come quelle a cui siamo abituati. Me ne son mangiate tre (ma si può???). Ma i Dicecca non si limitano alla burrata e ci hanno portato persino la loro ricotta... anche in questo caso una cosa meravigliosa, che ve lo dico a fà! Poi tenete conto che io sono una cheese addicted di quelle senza ritorno. Il resto dell'antipasto era composto da focacce e bicchierini con polpo e patate al basilico.


E dopo tre burrate sono passata alla cena vera e propria preparata dallo chef dell'hotel (si lo so faccio schifo): 
- ruote pazze del Pastificio Cavalieri con passata di pomodoro, cacioricotta grattuggiato e basilico fresco (2 piattini spazzolati)
- orecchiette con vongole e alici (come ormai sapete non mangio molluschi quindi le ho solo fotografate)
-  filetto di agnello con patate e salsa al pistacchio (3 piattini grazie!)
- spuma di ciliegie con gelato di ricotta e tarallo dolce come base (3 se non 4 porzioni, un dolce davvero particolare e attraente)


E il bello è che la parte migliore arriva adesso: sto per andarmene, saluto tutti, ringrazio, faccio i complimenti, mi avvicino all'uscita, e lì c'è il signor Andrea Cavalieri in persona che mi omaggia della sua pasta. Con tono gentile e voce bassa dice: "è una pasta speciale, bisogna aspettare molti minuti perchè sia pronta" poi quasi come per scusarsi per la lunga cottura prevista aggiunge: "fidatevi e abbiate pazienza, vedrete che vi ripagherà". Le ruote le avevo provate durante la cena e ne ero rimasta positivamente colpita, ma una volta a casa provare gli spaghettoni, lunghissimi e spessi come bucatini (ma senza foro, tutta sostanza) è stato amore supremo. Mai provata una pasta così: con la curva da essiccatura intatta, porosissima, durante la cottura rilascia una finissima patina vellutata che la rende perfetta appena scolata, come se fosse già stata mantecata in padella o addirittura risottata. Questa morbidezza della parte esterna dello spaghettone si sente subito in bocca, seguita velocemente dalla consistenza al dente della parte più interna. E' di cottura lenta, siamo sui 16 minuti, ma li vale tutti, ne varrebbe pure 30. Nella confezione ci sono le istruzioni per l'uso, ad indicare che non è uno spaghetto per comuni mortali: sale marino, seguire la cottura senza allontanarsi dai fornelli e mescolando spesso (per via di quella cremosità che vi dicevo si attacca facilmente alla pentola), tenere l'acqua sempre in ebollizione (non è una pasta da cottura passiva per la quale si può risparmiare gas). I 16 minuti sono un po' indicativi, nel senso che non è il caso di mettere il timer ma è bene provarla per constatarne la cottura. E come ultima indicazione precisano: "servite subito, sua maestà la pasta non può attendere!" E hanno ragione, lo spaghettone Cavalieri è veramente il re della pasta, il più buono che abbia mai mangiato.




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giovedì 31 maggio 2012

Ravioli con pesto di rucola ed erbe aromatiche al profumo di limone


In uno degli ultimi post vi avevo detto quanto mi dispiaceva dare poco spazio alla pasta nel blog, spazio che invece trova quotidianamente nel mio stomaco. Per questo oggi vi propongo un'altro dei primi che adoro, a base di pesto di rucola (che è più o meno il modo in cui faccio finire questa erbetta amarognola ogni volta che la riporto dal mercato). In questo caso ho arricchito il pesto con altre erbette profumate e ho dato al tutto un forte aroma di limone perchè trovo che il suo sapore aspro riesca a smorzare l'amaro della rucola senza coprirne il sapore. E poi il limone rende tutto così deliziosamente fresco e profumato che questo piatto ti conquista già dall'odore. Per il pesto di rucola personalmente preferisco usare le mandorle al posto dei pinoli perchè essendo più dolci rendono la rucola meno "aggressiva". Questa volta invece, avendo scelto anche altre erbe, li ho usati entrambi. Come faccio sempre nel periodo primaverile-estivo, ho usato l'aglietto fresco, più leggero e profumato di quello a spicchi. La fogliolina di basilico che ho messo sopra al piatto invece è solo decorativa... avevo usato le altre erbette per il pesto e mi ero dimenticata di lasciarne qualche foglia da parte! ;)


I ravioli di questo piatto sono merito del solito grafico che gira per casa, io mi sono limitata a preparare il pesto: lui si diverte spesso con le preparazioni tradizionali e passa le domeniche pomeriggio impastando uova e farina... io al contrario mi diletto molto di più cercando abbinamenti per sughi e condimenti. Se invece vi state chiedendo cosa sia quella verdura verde e magenta che vedete nelle foto, beh, sono solo i gambi di scarto degli spinaci usati per il ripieno dei ravioli. Erano talmente belli che non ho resistito ad inserirli nell'inquadratura per fotografarli... mi faceva un non so che buttarli via.


Questi ravioli con la loro ricetta sono stati donati virtualmente ad un blog nato da poco, quello delle cucine Lube (la famosa azienda, marchigiana come me, che produce cucine di alta qualità). Hanno pensato di dedicare uno spazio alle ricette di alcune blogger e, per l'occasione, mi hanno chiesto di raccontare brevemente quello che è per me la cucina (non in senso teorico ma intesa come ala della casa nella quale preparare da mangiare). La cosa simpatica è stata cercare, tra i modelli da loro proposti, la cucina che più si avvicina alla mia idea ed accoppiarla al racconto.

 

Il mio sogno totale ed assoluto in realtà sarebbe avere un grande loft che faccia contemporaneamente da studio fotografico e cucina, pieno di finestroni enormi da cui può entrare tutta la luce naturale di cui ho bisogno per le foto (uso spessissimo i flash esterni ma la luce naturale è sempre quella che mi entusiasma di più), diviso a metà solo da un lungo tavolo di legno in cui mangiare. Però una cucina così in realtà non si potrebbe nemmeno definire "cucina" e sarebbe una spazio totalmente personale da costruire ad hoc. Se devo invece pensare a come vorrei una cucina "normale", quello che mi immagino lo potete leggere a questo link dove trovate l'articolo completo e potete vedere la cucina che ho scelto.


Vi riporto l'articolo anche qui:
"Per me la cucina, intesa come spazio fisico e pratico nel quale cucinare, è quello che non ho e che vorrei avere, è un desiderio di comodità e praticità, di luce ed aria, di grandi scompartimenti da utilizzare per riporre le tantissime stoviglie e la quantità insana di prodotti che servono a mantenere sempre fornita la mia dispensa di foodblogger (non si sa mai quando potrebbe venirti voglia di marmellata di cachi!). Vivere a Roma, in un piccolo appartamento abbastanza centrale, cercando di non pagare una fortuna di affitto, non permette di poter avere una cucina così ampia ma permette pur sempre di potersela immaginare. E allora nella mia mente prende forma una grande stanza quadrata, dai colori neutri e caldi come un bianco panna o un beige arricchiti da inserti in legno grezzo, con più finestre di cui una rigorosamente davanti al lavello, con un'isola centrale e una sorta di graticcia che scende dall'alto per appendere pentole, padelle e quant'altro sia utile da avere subito a portata di mano. E poi un forno ad altezza braccia e non ad altezza piedi, un frigo enorme a doppia anta con il freezer a cassettoni in basso, un piano cottura con almeno 6 punti fuoco distanti tra loro per accogliere anche le pentole più capienti, ed infine una marea di scompartimenti da riempire. Mi piacerebbe avere anche un ripiano bianco libero vicino ad una delle finestre, nel quale preparare i mini set per le mie fotografie di food. Mi piacerebbe anche... anzi no, la finisco qui perchè già questo sarebbe tantissimo considerando da come parto adesso. ;) In particolare mi piacerebbe avere tutto questo quando preparo ricette lunghe e complesse, formate da più preparazioni che devono avere il loro spazio per riposare o raffreddarsi contemporaneamente. L'altra domenica era una giornata di quelle da dimenticare, con pioggia e temperature ostiche nonostante il mese di maggio avanzato... e allora si rimane in casa e ci si mette a preparare qualcosa che occupi tempo e tiri su il morale: ravioli! Vi giuro che farne tanti senza un posto decente per appoggiare la spianatoia, dovendo mettere in bilico i vassoi nei quali posizionarli, facendo pile improbabili nel congelatore per conservare quelli in più, e ritrovandosi la farina fin negli angoli più impensati, è abbastanza fastidioso per dirla in modo gentile. E allora una volta finito tutto, prima di rimettersi subito a sistemare perchè hai dovuto occupare anche il tavolo sul quale dovrai mangiare, ti fermi mezzo secondo e pensi a quella cucina bianca... poi mangi i tuoi ravioli, magari conditi con un pesto aromatico, e sei ancora più soddisfatta perchè sono buoni come non mai e perchè sei consapevole di averli preparati in due metri quadri!"


Dosi per : 4 persone    Difficoltà : media    Tempo : 20 min + 45 min di preparazione dei ravioli
Ingredienti per i ravioli :
  • 300gr di farina
  • 3 uova
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 500gr di spinaci freschi
  • 200gr di ricotta di pecora
  • 25gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • sale
Ingredienti per il pesto :
  • 100 gr di rucola
  • 3 rametti di mentuccia fresca (volendo va bene anche secca)
  • 2 rametti di timo fresco (volendo va bene anche secco)
  • 2 limoni bio
  • 2 manciate di mandorle intere spellate
  • 1 manciata di pinoli
  • 30 gr di parmigiano reggiano
  • un pezzetto di aglio fresco (oppure 1 spicchio di aglio secco)
  • olio extravergine d'oliva qb
  • sale
Procedimento : 
Per i ravioli - per fare il ripieno mondate e lavate gli spinaci, fateli cuocere in pochissima acqua bollente leggermente salata per 5 minuti, poi scolateli, strizzateli e tritateli. Lavorate la ricotta con un cucchiaio fino a farla diventare cremosa e amalgamatela con gli spinaci, il parmigiano, il tuorlo d'uovo e una presa di sale. Per fare la pasta disponete la farina a fontana sulla spianatoia, sgusciate le uova e versatele al centro, sbattetele con la forchetta e poi impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo (se avete un'impastatrice basta versare farina e uova e aspettare che l'impasto sia pronto). Stendete l'impasto con il matterello creando una sfoglia sottile sulla spianatoia precedentemente infarinata oppure usate la macchina per la pasta per ottenere una sfoglia dello spessore che preferite (cercate di farla sottile ma senza esagerare altrimenti i ravioli rischeranno di rompersi durante la cottura). Ritagliate dei rettangoli di sfoglia utilizzando l'apposita rotella dentata e disponete al centro un cucchiaino di ripieno. Se volete realizzare dei ravioli grandi come quelli in foto, fate dei ritagli abbastanza grandi ed utilizzate per ognuno un cucchiaio grande di ripeno. Piegate ogni rettagolo a metà rispetto al lato lungo e schiacciate bene i bordi per farli saldare tra loro, ottenendo così dei ravioli quadrati ripieni.

Per il pesto - In una padella tostate mandorle e pinoli fino a renderli leggermente dorati. Nel frattempo grattugiate il parmigiano e lavate la rucola. Grattugiate la scorza dei limoni facendo attenzione a non prendere anche la parte bianca, poi lasciatene 1/3 da parte. Con l'aiuto di un minipimer o di un frullatore tritate la rucola assieme alle mandorle, ai pinoli, alle foglie di mentuccia, al timo, ai 2/3 di scorza di limone, al parmigiano all'aglio e ad abbondante olio. Mano a mano che frullate provate il pesto per vedere se è il caso di aggiungere un po' di sale o altro olio. Se siete più tradizionalisti e pazienti di me ovviamente potete fare tutta questa operazione al mortaio.

Cuocete i ravioli in acqua bollente salata e scolateli uno ad uno delicatamente. Impiattate versando un po' di pesto sul fondo del piatto, poi adagiandovi sopra i ravioli, e ricoprendo con altro pesto. Se vi sembra che il pesto sia troppo denso potete allungarlo un po' con l'acqua di cottura dei ravioli. Infine versate sopra ogni piatto un po' di scorza di limone grattugiata prendendola da quel terzo lasciato da parte prima. 
P.S.: Se non avete tempo di preparare i ravioli subito prima di mangiarli, potete comunque farli uno o più giorni prima e congelarli. Nel momento di cucinarli versateli in acqua bollente direttamente senza farli scongelare.



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giovedì 3 maggio 2012

Pasta estiva con olive, mandorle e menta


Adoro la pasta, la mangio praticamente ogni giorno ma nel blog ne parlo poco, troppo poco in realtà. Tutta colpa di quei dolci e di quei piatti esticamente più invitanti che attirano la mia attenzione fotografica e che preferisco postare rispetto ad altri più semplici. Stavolta però voglio parlarvi di queste penne perchè sono uno dei miei primi preferiti. Mi hanno folgorato l'anno scorso durante un evento del Gambero Rosso e da quella volta le ho riproposte spesso a casa. La differenza (perchè c'è sempre qualcosa che cambio) sta nel fatto che quando le ho conosciute erano condite con del sugo di pomodoro invece che con pomodorini a pezzi, e le olive erano delle nere italiane mentre io ho usato le kalamata (olive greche dal colore marrone-violaceo e dalla forma appuntita, grandi, carnosissime e molto saporite).


Avevo comprato un po' di menta fresca per decorare dei bicchierini di tiramisù alla fragola ma la menta è talmente buona che non si può pensare di utilizzarla solo come decorazione. Così il giorno dopo per non sprecarla ho preparato queste penne. E' un piatto semplice e veloce, e proprio per questo è fondamentale che tutti gli ingredienti siano di buona qualità, che le olive (di qualsiasi tipo le prendiate) siano saporite, che la menta profumi così tanto da inebriarvi e che le mandorle siano dolci e croccanti. Essendo primavera ho trovato al mercato l'aglietto fresco così ho preferito usarlo al posto dei soliti spicchi d'aglio. Quando è stagione lo preferisco sempre all’aglio secco perché è più delicato nel gusto e più ricco di sostanze. Inoltre si possono usare anche i gambi verdi, ancora più delicati e nutrienti.


Dosi per : 2      Difficoltà : facile     Tempo : 20-25 min
Ingredienti :
  • 200gr di penne rigate
  • un bel grappolo di pomodirini tipo vesuviano
  • una decina di olive kalamata
  • una manciata di mandorle già spellate
  • olio d'oliva
  • sale
  • aglio fresco (vanno bene anche un paio di spicchi di aglio secco)
  • qualche foglia di menta fresca (se non la trovate può andare quella secca)
Procedimento : 
Tritate l'aglio fresco e fate un soffritto veloce con l'olio. Poi aggiungete i pomodorini spellati e tagliati a pezzetti. Fate cuocere per almeno un quarto d'ora. Nel frattempo in un'altra padella fate tostare le mandorle fino a farle dorare, poi tritatele grossolanamente e lasciatele da parte. Contemporaneamente cuocete la pasta in acqua bollente salata. Tagliate le olive togliendo il nocciolo e versatele nella padella con i pomodori. Scolate le penne al dente e rigiratele in padella aggiungendo le foglie di menta spezzettate e le scaglie di mandorle.

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lunedì 19 dicembre 2011

Eventi pastiferi & Bollicine d'Italia 2012


Giovedì e venerdì scorso ho partecipato a quelli per me sono stati gli ultimi due eventi a tema food del 2011. Il primo, Eventi Pastiferi, era una cena al ristorante del Radisson Blu es. Hotel nella quale Alessandro Fabbri (chef dell'hotel) e Beatrice Segoni (chef del Borgo San Jacopo), si sono cimentati unicamente con la pasta dell'azienda "La Campofilone" in un menù che variava dal primo al dolce. Il secondo invece era la presentazione della guida 2012 del Gambero Rosso delle migliori bollicine italiane. Eventi pastiferi è stato un evento abbastanza ristretto, con invitati serviti in tavolate a lume di candela all'ultimo piano di un albergo di design con vista sulla città. L'evento è stato introdotto da Carlo Vischi (che ringrazio molto per avermi invitata) e tra una portata e l'altra sono intervenuti Enzo Rossi, il titolare de La Campofilone, e i due chef. La serata era a tema marchigiano dato che sia la pasta che la chef Segoni provengono dalla mia stessa regione. E' stato un piacere conoscere Enzo Rossi, simpatico e vivace imprenditore, orgogliosissimo dei suoi prodotti, che conoscevo solo di fama. Nella mia zona è famoso per aver provato a vivere con la paga di uno dei propri operai  e per aver deciso, una volta visto che i soldi non bastavano ad arrivare a fine mese, di aumentare lo stipendio a tutti i dipendenti. Il menù è stato questo: 
- zuppa di porri e maltagliati con burrata, coda di rospo al lardo e funghi in tempura (Beatrice Segoni)
- strozzapreti con ragù di piccione, croccante di pecorino di Pienza e riduzione al Sangiovese (Alessandro Fabbri)
-  guancetta di vitello con salsa al miele di castagno e tortino di pappardelle cacio e pepe (Beatrice Segoni)
-  millefoglie di sfoglia all'uovo con crema agli agrumi e cardamomo e salsa al vin santo (Alessandro Fabbri)
Ho apprezzato molto le due portate della chef marchigiana, in particolar modo la prima, mentre quelli dello chef dell'hotel mi hanno un po' deluso. Il dessert aveva una crema dal sapore ottimo ma gli strati di sfoglia all'uovo erano troppo compatti e tosti, e i frutti di bosco in fondo al bicchiere erano anonimi ed insapore. La serata è stata decisamente formale in confronto al più rilassato evento del Gambero Rosso...beh, quando si tratta di bere bollicine è normale che la situazione si "sciolga" un po'.


Il settore della spumantistica nel panorama dell'enologia italiana si sta rivelando sempre più importante ed è di grande attrattiva sia per i consumatori che per i produttori. Ormai si producono ottimi spumanti in ogni regione d’Italia ma primeggiano come sempre le bollicine dell’Asti, seguite dal Valdobbiadene Superiore e dal metodo classico di Alta Langa, Franciacorta, TrentoDoc e Oltrepò Pavese. Ospite della serata è stato uno dei maestri cioccolatieri della scuola del cioccolato Perugina, che ha mostrato come realizzare in diretta alcune delle delizie di questa azienda. Io personalmente ho fatto bottino di baci, tre re e lastre di cioccolata all'arancia, mentre durante la serata mi sono ingozzata di cioccolatini ripieni di crema al cioccolato bianco (quelli che vedete in fase di preparazione nella prima foto). A queste dolci bontà ho abbinato quello che per me è stata la scoperta dell'evento, uno spumante dolcissimo dal nome decisamente ispirante: "Fior d'arancio dolce Colli Euganei" della cantina La Montecchia. Tra gli spumanti secchi invece ho apprezzato il "Cartizze Dry" della cantina Carpenè Malvolti e il già conosciuto Franciacorta Ferghettina che hanno accompagnato il piatto salato offertoci e composto dalle solite e meravigliose mozzarelline di bufala e ricotta del caseificio campano Barlotti, da una tartarre e un carpaccio. In totale erano presenti per essere degustati ben 48 diversi spumanti e, a fine evento, hanno anche portato alcuni panettoni giganti de "Le tre marie", pandori classici e al cioccolato e due diversi tipi di torrone.


Questo è l'elenco delle bollicine che sono state premiate con i "tre bicchieri":
Piemonte
Alta Langa Brut Zero Cantina Maestra Ris. ’05 Serafino
Lombardia
Franciacorta Brut Cellarius 2007 Berlucchi & C.
Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 Ca’ del Bosco
Franciacorta Extra Brut 2007 Ricci Curbastro
Franciacorta Extra Brut 2005 Ferghettina
Franciacorta Extra Brut Vintage Ris. 2005 La Montina
Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2005 Bellavista
Franciacorta Nature 2007 Gatti
Franciacorta Pas Dosé R. D. 2006 Cavalleri
Franciacorta Satèn Soul 2005 Contadi Castaldi
OP Brut Cl. Classese 2004 Monsupello
OP Pinot Nero Brut Cl. 1870 2007 Giorgi

Trentino
Trento Balter Ris. 2005 Balter
Trento Brut Altemasi Graal Ris. 2004 Cavit
Trento Brut Domini 2007 Abate Nero
Trento Brut Methius Ris. 2005 Dorigati
Trento Brut Ris. 2006 Letrari
Trento Extra Brut Perlé Nero 2005 Ferrari

Veneto
Cartizze V. La Rivetta 2010 Villa Sandi
Conegliano Valdobbiadene Brut Rive di Col San Martino
Cuvée del Fondatore Graziano Merotto 2010 Merotto
Valdobbiadene Extra Dry Gisutino B. 2010 Ruggeri & C.


Questi invece i super premiati tra i migliori per qualità, tipicità e aderenza al terroir:
Valle d’Aosta – Piemonte
Valentino Brut Zero Ris. ‘01 Podere Rocche dei Manzoni
Riserva Coppo Brut ’06 Coppo

Lombardia
Franciacorta Extra Brut Boschedòr ‘07 Bosio
OP Pinot Nero Brut Cl. Fiamberti

Trentino
Trento Mach Riserva del Fondatore ‘06 Istituto Agr. Prov.le San Michele All’Adige
Alto Adige
A.A. Spumante Comitissa Brut Ris. ‘07 Lorenz Martini
Veneto
Valdobbiadene Brut V. della Riva di S.Floriano Nino Franco
Valdobbiadene Desiderio Dry ’10 Angelo Bortolin

Friuli Venezia Giulia
Pittaro Brut Et. Oro ’03 Vigneti Pittaro
Marche
Verdicchio dei Castelli di Jesi Spumante Brut
Ubaldo Rosi Ris. ’05 Colonnara


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