Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post

giovedì 11 aprile 2013

Beauty dish - La profondità di campo



Nuovo appuntamento con la rubrica sulla food photography che scrivo per Honest Cooking. Questa volta ho cercato di dare una risposta ad una delle domande che mi viene fatta più spesso: "come si fa in una fotografia ad avere un solo elemento a fuoco e il resto sfocato?" Si parla quindi di profondità di campo e di capire come gestirla. Il post lo trovate online a questo link ma se vi siete persi i precedenti articoli della rubrica potete sempre leggerli tutti qui oppure qui. Come al solito riporto l'articolo anche di seguito.

"Stavolta vorrei parlavi della profondità di campo, un argomento che mi sta molto a cuore e che è consequenziale alla luminosità degli obiettivi di cui vi scrivevo la volta scorsa. E' la prima cosa a cui penso quando scatto e, per quello che mi riguarda, saper da subito quanta profondità di campo voglio avere in una foto è fondamentale per ottenere l'effetto che desidero. Nella fotografia di food in particolare trovo che sia veramente indispensabile saperla gestire al meglio. In parole poverissime in una foto la profondità di campo è la zona in cui tutto è nitido e a fuoco. Si avrà quindi poca profondità di campo quando solo una piccola porzione dell'immagine è a fuoco, al contrario quando tutti gli elementi all'interno di una immagine sono perfettamente nitidi si avrà molta profondità di campo. Guardate ad esempio queste due foto.


In quella della pasta il piatto è a fuoco mentre gli ingredienti dietro e lo sfondo no. Ho scelto di avere poca profondità di campo per dare importanza al piatto e meno rilevanza agli ingeridenti che rimangono comunque percepibili e riempono il resto dell'inquadratura senza togliere attenzione al soggetto principale. In quella del risotto invece tutti gli elementi sono a fuoco, perchè ho voluto dare importanza anche al flute di champagne oltre che al piatto. Inoltre, trattandosi di un bicchiere trasparente su fondo bianco, se lo avessi sfocato avrei rischiato di perderlo e non renderlo neanche riconoscibile. Queste due immagini sono state realizzate creando dei piccoli set, avendo la possibilità di scegliere e controllare ogni elemento. Quando invece capita di dover fotografare in giro (come nel caso del food di fotografare piatti durante eventi o cene) non si può sapere in anticipo precisamente che situazione ci si troverà davanti, e sopratutto non si può intervenire per modificarla. In questi casi optare per la poca profondità di campo può essere di grandissimo aiuto per "eliminare" dall'inquadratura gli elementi non desiderati. Semplicemente lasciando quegli elementi sfocati posso trasformarli in macchie colorate e forme irriconoscibili che diventeranno solo un fondo astratto per il mio soggetto. Un esempio è la foto del cocktail che vedete qui sotto.


Mi trovavo ad un evento, in una sala piccola, completamente imbandita e molto affollata. Per isolare il cocktail e non far vedere niente di tutta la confusione circostante, ho tenuto a fuoco solo il bicchere tralasciando completamente il resto. Altra situazione nella quale la poca profondità di campo può venire in aiuto sono le "ripetizioni". Prediamo come esempio la foto dei macarons in esposizione. Se vogliamo contemporanemante far percepire bene il singolo elemento e la sua consistenza, ma anche dare l'idea della quantità e del fatto che è solo "uno fra tanti", ne mettiamo a fuoco solo alcuni tenendo gli altri un po' fuori fuoco ma non troppo. Se esageriamo nello sfocare gli altri elementi perdiamo la percezione della quantità e della ripetizione, se invece mettiamo tutto a fuoco scegliendo di avere molta profondità di campo avremo un bell'effetto geometrico ma lo sguardo di chi osserva l'immagine si disperderebbe senza concentrasi sul singolo pezzo. Come avrete capito dalle mie foto io adoro avere poca profondità di campo nelle immagini di food, a volte cerco proprio di averne il meno possibile, sopratutto se inquadro dei dettagli o faccio delle macro. Per altri tipi di foto però averne poca può non essere indicato. Mi riferisco alle foto di paesaggio, a quelle di architettura o ad alcuni tipi di reportage nei quali è importante far capire bene tutto quello che avviene in quel momento. Se inquadriamo un panorama come quello della foto sotto, è bene avere nitido sia quello che ci sta più vicino (il prato fiorito) che quello che ci sta più lontano (le montagne). Nella foto successiva della hall di un hotel, era appropriato far vedere bene sia gli arredi, che l'architettura che il paesaggio fuori dalla vetrata.


Ora però vi chiederete come si fa a gestire tutto questo. Vi basta sapere che la profondità di campo è condizionata da 3 fattori:      

- l'apertura del diaframma dell'obiettivo (di cui vi ho parlato nello scorso post)      
- la distanza tra la fotocamera e il soggetto      
- la focale (di cui vi ho parlato due post fa)  

Il primo è il modo più facile per controllare la profondità di campo. Più il diaframma è aperto minore è la profondità di campo che avremo. Quindi se come me apprezzate avere a fuoco solo una porzione limitata di spazio, affidatevi ad obiettivi molto luminosi come il 50 o il 35 che arrivano ad avere diaframmi di 1.8, 1.4 o 1.2. Al contrario più il diaframma è chiuso maggiore sarà la profondità di campo perciò per avere tutto il più a fuoco possibile partite da un diaframma minimo di 8 e salite fino a 16, a 22 o oltre se il vostro obiettivo lo permette. Ovviamente aprendo e chiudendo il diaframma si modifica anche la quantità di luce che entra dall'obiettivo quindi dovrete poi regolarvi di conseguenza con i tempi e l'esposizione per non avere una foto troppo chiara o troppo scura. In ogni caso nel prossimo post ho intenzione di spiegarvi come gestire diaframma, tempo di posa ed iso per avere la giusta esposizione perciò non vi spaventate adesso :) Piuttosto guardate le seguenti foto che ho fatto al volo per farvi capire come l'apertura del diaframma influenza la profondità di campo. Ho preso 4 dei barattoloni in cui tengo la pasta e li ho posizionati a distanze diverse, oguno sempre più lontano dalla fotocamera.


Notate come nella prima foto a sinistra, con un'apertura molto ampia di 1.4, avremo a fuoco solo il primo barattolo. Poi chiudendo un po' il diaframma inizieremo a vedere bene anche il contenuto del secondo barattolo (foto in alto a destra). Chiudendo ancora vedremo bene anche il terzo barattolo tanto da capire che contiene dei fusilli (foto in basso a sinistra). Infine arrivando ad un diaframma chiusissimo di 16 avremo tutti i barattoli perfettamente a fuoco riuscendo a capire quali sono i vari tipi di pasta (foto in basso a destra)  Il secondo fattore, la distanza dell'oggetto, non è sempre modificabile perchè dipende da quanto spazio abbiamo a disposizione per fotografare. Minore è la distanza, minore è la profondità di campo e viceversa. Le due foto qui sotto sono state fatte mantendo invariati i valori e le impostazione della macchina ma spostando solo il barattolo con le orecchiette. Quando è vicino a noi e lo mettiamo a fuoco, i barattoli dietro risultano sfocati. Se lo allontaniamo sempre tenendo il fuoco su di lui i barattoli retrostanti saranno molto più nitidi.


Riguardo all'influenza della focale basta sapere che più la focale è corta, più la profondità di campo aumenta. Quindi se usiamo un grandangolo avremo tutto a fuoco (come nella foto del panorama coi papaveri) mentre se usiamo un teleobiettivo possiamo isolare il soggetto e sfocare il resto.  Come sempre, avere un riscontro pratico rende tutto più semplice e chiaro quindi provate ad esercitarvi, con più soggetti messi a varie distanze e modificando diaframma e focale. Se avete dubbi o domande scrivete pure nei commenti quel che volete e sarò felice di rispondere. Alla prossima!"



Pin It

domenica 24 febbraio 2013

Eating Piceno tour, si comicia!






Mi faccio vedere sempre meno da queste parti, lo so. Ma è segno buono (almeno per me). Parecchi lavori da fare, cose nuove da organizzare, che si traducono in poco tempo per scrivere qui. Ma tranquilli non lo lascio il blog, gli devo troppo! ;) Sono stata ad Identità Golose, mi sono beccata Milano innevata ed è stato alquanto divertente... tranne per una certa amica che mi ha ospitato in quei giorni e che è così fashion da uscire in ballerine anche con la strada imbiancata. I suoi piedi si sono ibernati ma hanno contribuito a farci ridere ogni due secondi come cretine. Domani riparto, torno nelle Marche prima per votare e poi per prendere parte al tour gastronomico "Eating Piceno", una 5 giorni durante la quale un social media team selezionato avrà l'incarico di vedere, assaggiare, comunicare e documentare  le eccellenze alimentari e le tipicità enogastronomiche del Piceno. Il team è composto da 6 food bloggers, 2 fotografi e 2 videomakers. Io lavorerò per loro come fotografa e non come blogger, anche se fino all'ultimo sono stati indecisi su quale dei due lavori affidarmi ;) A questo link trovate tutti i componenti del team tra i quali ho scoperto esserci anche un'amica che forse conoscete. Il programma sembra molto interessante: si passa da visite ai produttori locali, al mercato del pesce di San Benedetto, a pranzi e cene in ristornati della zona con piatti tradizionali e nuove sperimentazioni. Ci hanno parlato tra le altre cose di una cena a base di anice verde e di una cena "dello spirito", una cena da refettorio per così dire, con piatti tipici del perido di Carnevale e Quaresima e devo dire che mi allettano tantissimo! Questi sono i menù che dovrò fotografare (e mangiare!):




Ma non è finita qua. Prima del tour ci sarà una giornata di approfondimento e confronto su temi riguardanti il connubio tra food e tecnologia, durante il quale interverranno vari esperti di specifici argomenti come prodotti a km zero, wine e food social network, promozione del territorio, food photography, ecc. che si confronteranno con una platea di addetti del settore food, studiosi, studenti, imprenditori, piccole e medie imprese della regione Marche. Interverranno anche i ragazzi di Honest Cooking, il sito per cui tengo la rubrica di food photography. Il "problema" è che per l'intervento riguardante la food photography hanno chiamato me! Quindi, visto che l'evento è aperto a tutti, se vorrete vedermi avere a che fare con slide e discorsi su quanto sia importante la food photography per la comunicazione enogastronomica, venite pure! Tanto più siamo più mi prende il panico quindi NO PROBLEM! ;)  A questo link trovate l'elenco con i profili dettagliati di tutti i relatori me compresa, e qui sotto vi riporto la locandina col programma della giornata.


L'idea di contribuire, con questo lavoro, a far conoscere le bellezze e le bontà di una provincia della mia regione mi piace molto. Ora speriamo solo che il tempo sia clemente e ci permetta di far tutto... mi han detto che in quel di Ascoli sta nevicando...  



Pin It

giovedì 14 febbraio 2013

Beauty dish – Diaframma e luminosità



Appena tornata da Milano e da Identità Golose, distrutta ma felice. Sentito tante parole interessanti, mangiato piatti sorprendenti, incontrato gente nuova e rivisto vecchie conoscenze. Due giorni di stacco totale e al ritorno una valanga di mail e messaggi da controllare. Tra queste una notifica che mi avvisa che Honest Cooking ha pubblicato l'ultimo articolo che avevo scritto per la rubrica di food photography, nel quale parlo dei diaframmi e della lumonisità degli obiettivi, con una particolare attenzione al mio preferito, il solito 50ino fisso. Il post lo trovate online a questo link. Se vi siete persi i precedenti articoli della rubrica potete sempre trovarli tutti qui oppure qui. Come al solito lo riporto di seguito.

"Come vi avevo annuciato l'ultima volta, in questo post parlerò dei diaframmi e della luminosità degli obiettivi. Vi avevo detto che il 50 fisso è il mio obiettivo preferito, quello che consiglio a chi vuole iniziare col food. Avevo giustificato la mia scelta per via della maggiore qualità e nitidezza propria degli obiettivi a focali fissa, per via delle sue dimensioni e peso ridotti, e per l'angolo di campo simile a quello dell'occhio umano. In realtà il motivo principale che me lo fa preferire agli altri, oltre a questi appena elencati, è la sua elevata luminosità e di conseguenza la poca profondità di campo che permette di avere. Un obiettivo è tanto più luminoso quanta più luce fa arrivare al sensore della macchina fotografica (o alla pellicola se parliamo di una macchina a rullino). La quantità di luce che entra in un obiettivo è determinata dal diaframma, una serie da lamine metalliche che, scorrendo una sull’altra in modo circolare, determinano una dimensione maggiore o minore dell'apertura attraverso la quale passa la luce. In pratica funziona come l'iride degli occhi, che dilatandosi o contraendosi modifica la dimensione della pupilla e permette l'ingresso di più o meno luce. Quando infatti c'è tanta luce la pupilla si restringe per non farci accecare quando invece è notte la pupilla è molto ampia per far entrare nell'occhio tutta la luce possibile e vedere quello che ci circonda. Per il diaframma è la stessa identica cosa, e se guardate dentro la lente dell'obiettivo potete vederlo con facilità, come nella foto qui sotto.


Il diaframma può essere regolato su diverse aperture, e gli obiettivi che hanno i diaframmi in grado di aprirsi maggiormente (e quindi di far entrare più luce) sono i 50 e i 35,  per questo sono obiettivi particolarmente luminosi e di conseguenza utilissimi in condizioni di luce scarsa. L'apertura del diaframma si misura in stop, indicati dalla lettera f seguita da un numero. Più il numero è piccolo più il diaframma è aperto, come potete vedere dal seguente disegno.


Si trovano comunemente in commercio obiettivi 50 e 35 che arrivano ad un'apertura massima di f1.8 oppure di f1.4 o anche f1.2. Ovviamente maggiore è l'apertura di diaframma che raggiungono maggiore è il loro costo. Negli obiettivi zoom troverete indicati due f diversi, che sono rispettivamente le aperture massime che quell'obiettivo può raggiungere alla sua minima e massima focale. Ad esempio se avete un obiettivo zoom 18-200 con indicato f3.5 – f6.3, significa che alla focale 18 il diaframma si potrà aprire fino a f3.5 mentre alla focale 200 al massimo si potrà aprire a f6.3. Trovare teleobiettivi luminosi è difficile, quelli comunemente in commercio sono purtroppo abbastanza scuri. Ne esistono di luminosi ma come al solito il prezzo non è molto accessibile. Quella sotto è una sequenza di foto che ho fatto al volo alle mele brutte ma buonissime che ho preso dal mio fruttivendolo preferito. Ogni scatto è identico nei valori e nelle impostazioni fatta eccezione per il diaframma. Sono partita da un'apertura di 1.8 e sono scesa fino ad 11, perchè andando oltre avrei ottenuto un'immagine completamente scura dato che mi trovavo in un interno e la luce non era fortissima. D'altro canto se fossi stata all'aperto e avessi avuto una giornata di sole pieno, mantenendo sempre inalterati i valori, avrei dovuto chiudere ancora molto il diaframma per avere una foto con una giusta luce e non completamente bianca.


Capite da soli che se fotografate usando la luce naturale, avere un obiettivo luminoso è di grandissimo aiuto. Se il cielo è nuvoloso, se piove, se è tardi e il sole è basso, se entra poca luce dalla finestra, con un diaframma molto aperto potete comunque scattare e avere una foto con una buona luce e non scura. Chi è all'inizio con la fotografia di food raramente compra subito luci artificiali, e chi lo fa per diletto personale magari neanche le comprerà mai, quindi aumentare la possibilità di scattare con la luce naturale diventa fondamentale. Inoltre la luce naturale a volte può dare una tonalità e un'intensità alla foto non facilmente ricreabile con le luci artificiali e, anche per chi come me possiede ed utilizza le luci flash esterne, poterla sfruttare al massimo è un'ottima opportunità. La foto di apertura del post è stata fatta proprio a luce naturale, ad un'ora tarda del pomeriggio e avendo una finestra come unica fonte di illuminazione."


Pin It

martedì 8 gennaio 2013

Beauty dish - gli obiettivi fotografici




Sono appena tornata dalle vacanze natalizie ma nel primo post per questo nuovo anno non vi parlerò di cosa ho fatto e mangiato durante le feste (quello lo farò dopo) ;) Vi riporto invece il terzo articolo che ho scritto per la rubrica di foodphotography di Honest Cooking, dedicato agli obiettivi fotografici. L'avevo scritto un paio di settimane fa ma si sa, durane le festività si preferisce fare altro che navigare in rete così dall'alto hanno deciso che sarebbe stato meglio pubblicarlo direttamente il 7 gennaio, perciò da ieri è online a questo link. Se vi siete persi i precedenti articoli della rubrica potete sempre trovarli tutti qui oppure qui. Questo è il post in questione, buona lettura:

"Il terzo post della rubrica è arrivato, amen! Non ero andata in vacanza ma ho avuto a che fare con una sfiga gigantesca che mi ha visto combattere con un computer a pezzi, i pezzi di quello nuovo arrivati danneggiati e un hard disk di archivio morto da recuperare. Tra monta, smonta, ordina, garanzie, spedizioni, copie lunghe giorni e cavi sparsi per tutta casa ho trascurato molto sia il mio blog che questa rubrica ed è passata una valanga di tempo senza che me ne rendessi realmente conto. Ora in realtà ci si è messo anche il forno a far capricci ma questa è un’altra storia e raccontarla comporterebbe una serie di imprecazioni che vi risparmio. Fatto sta che devo assolutamente farmi perdonare e lo farò con un post lunghetto e pieno di informazioni… ma è una tortura non un favore direte voi! Si è vero ma lo sapete che lo faccio con buone intenzioni (mi sto immaginando come la maestra cattiva che riempie gli alunni di compiti a casa). C’eravamo lasciati con la promessa di parlare dei vari tipi di obiettivi e di capire come cambia una foto a seconda di quale si decide di usare. Vi dico subito che in una fotografia, usare un buon obiettivo e saper scegliere quello giusto, fa molta ma molta più differenza che avere una macchina fotografica più o meno valida. Vi parlerò di distanze, gradi, focali e sigle ma cercherò di farlo nel mio solito modo verace e ruspante (e qui passo dal sentirmi una maestrina al sentirmi un pollo) usando i paroloni solo per il minimo indispensabile quindi non vi spaventate e preparatevi a memorizzare qualche numero e qualche lettera. So che potete farlo perchè già vi destreggiate in cucina con dosi, unità di misura, ed equivalenze.
Iniziamo dai due concetti base: la focale e l’angolo di campo. La focale è la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il sensore (o la pellicola se parliamo di una macchina analogica) ed è misurata in millimetri. In parole povere (e un po’ blasfeme) equivale a una parte della lunghezza dell’obiettivo più quella piccola distanza che c’è tra l’attacco dell’obiettivo e il cuore della fotocamera. Quando ci si riferisce ad un obiettivo dicendo “è un 50″ oppure “è un 200″, sappiate che quel numero è proprio la focale. L’angolo di campo invece è la porzione di spazio che si riesce ad inquadrare e viene misurata in gradi. Per capirlo pensate ai vostri occhi: se li tenete fermi immobili, senza muovere la testa, ruiscirete a vedere solo quello che vi sta esattamente davanti e qualcosina (ma poco) ai lati. Quello è l’angolo di campo dell’occhio umano e corrisponde a circa 45°. Ad ogni focale corrisponde un diverso angolo di campo.

focali con i rispettivi angoli di campo

Se ad esempio osserviamo un panorama, la nostra testa si muoverà da sinistra a destra per poter vedere tutto, quindi avremmo bisogno di un obiettivo che copra un angolo di campo molto ampio, diciamo almeno il doppio di quello dell’occhio umano. Se invece ci interessa un singolo elemento di quel panorama, una casetta lontana all’orizzonte, allora avremmo bisogno di un obiettivo che inquadri solo quella piccolissima parte lontana, un obiettivo che copra una angolo di campo anche solo di 10°. Uno strumento che osserva un panorama con un angolo di campo maggiore di quello umano deve fare in modo che una porzione di spazio maggiore del normale sia contenuta in quella visibile dall’occhio quindi rimpicciolisce le immagini per farle stare nello spazio a disposizione. E’ per questo che guardando una foto panoramica gli oggetti vi sembreranno essere molto più piccoli del normale e quindi più lontani. Con uno strumento che usa un angolo di campo minore dell’occhio umano avremo l’effetto contrario, e gli oggetti verranno ingranditi per far sì che occupino tutto lo spazio disponibile. Risultano quindi essere anche più vicini. E questo è l’effetto cannocchiale per intenderci. Vi ho portato questi due esempi agli estremi per farvi capire meglio, anche se per il food non vi servirà mai dover inquadrare porzioni di spazio come queste.


Ho fatto questa serie di foto per cercare di farvi capire il concetto nel modo più semplice possibile. Sono messe in ordine partendo da un obiettivo a focale corta (che quindi copre un ampio angolo di campo) a uno a focale lunga (che inquadra una porzione piccolissima di spazio). Stessa posizione di scatto, stessa macchina fotografica, solo focali diverse. Mi trovo su un balcone e ho davanti a me un panorama. Con una focale di 10mm (prima foto) inquadro tutto, faccio capire a chi vede la foto che sono su un balcone e che sto guardando senza essere interessata a qualcosa in particolare. Con una focale di 20mm (seconda foto) inquadro meno spazio e già non si capisce più che mi trovavo su un balcone, avrei anche potuto essere affacciata da una finestra (meno spazio inquadrato quindi meno informazioni). Con una focale di 35mm (terza foto) inquadro un palazzo e quello che lo circonda, restringo l’attenzione a quell’edificio e non ci saranno più informazioni sul dove mi trovavo io al momento dello scatto. Con una focale di 50mm (quarta foto) ho ristetto ancora di più sul palazzo tralasciando quello che ha intorno, come se mi interessasse solo la sua forma. Con una focale di 100mm (quinta foto) ho isolato una parte del palazzo, come se fossi interessata a mostrare la sequenza delle finestre e delle scale. Con una focale di 200mm sono arrivata a far vedere bene la singola finestra illuminata e andando oltre avrei potuto fare il paparazzo e spiare direttamente dentro l’edificio. Con questo voglio farvi capire che avere un obiettivo a focale diversa, non solo serve ad inquadrare più o meno spazio, ma serve soprattutto a dare alla foto una capacità comunicativa diversa. In un caso come questo, semplicemente inquadrando più o meno spazio, possiamo far capire che siamo delle persone a cui piace guardare un paesaggio, piuttosto che delle persone a cui interessa la geometria architettonica, piuttosto che dei guardoni maniaci. Il tutto cambiando solo obiettivo ma puntando la macchina fotografica nella stessa direzione.

tipologie di obiettivi con i relativi angoli di campo

In base alla focale e all’angolo di campo gli obiettivi si dividono in 3 categorie:
- grandangolo: per inquadrature superiori ai 60° con lunghezza focale di massimo 35 mm. L’utilizzo di questo obiettivo provoca un po’ di distorsione dell’immagine e non è adatto per le foto di food.
- normale: per inquadrature simili all’angolo visivo dell’occhio umano, quindi tra i 40° e i 60°. La lunghezza focale è compresa tra 35 mm e 70 mm. Sono gli obiettivi migliori per fotografare il cibo, in particolar modo il 50.
- teleobiettivo: serve per fotografare qualcosa di lontano o qualcosa che si vuole isolare dal contesto in cui si trova. la lunghezza focale va dagli 80mm in poi e l’angolo di campo parte dai 30° per restringersi. Anche dei teleobiettivi medi possono andar bene per fotografare il cibo, purchè si abbia spazio e luce per poterli fotografare bene. I tele sono spesso poco luminosi ma della luminosità degli obiettivi parleremo meglio nel prossimo post.
Poi ci sono degli obiettivi speciali, come i fisheye che permettono di inquadrare ben 180° di spazio (non a caso si chiamano “occhio di pesce”) e i macro, che permettono di avvicinarsi molto al soggetto avendo una distanza di messa a fuoco veramente ridotta rispetto agli altri obiettivi. Per il food con un super tele non ci facciamo niente, quelli sono obiettivi utili ai fotografi naturalistici che vogliono immortalare un cervo a non so quante centinaia di metri di distanza, oppure ai fotografi di sport che per ovvi motivi non possono avvicinarsi agli sportivi in gara. Il fisheye anche non ci interessa mentre il macro può essere davvero meraviglioso per cogliere i più piccoli dettagli di un cibo e per far risaltare la consistenza di una preparazione. Vedete ad esempio come si percepisce bene la materia dei macarons nella prima foto e come si riesce ad isolare il dettaglio della parte interna di un’arancia.


Piccola deviazione fuori tema ma non troppo: se vi interessa il macro ma volete iniziare a provarlo spendendo poco, potete comprare dei filtri macro da applicare ad un obiettivo che già avete. Con i filtri le foto saranno meno precise e meno nitide ma daranno comunque ottime soddisfazioni, almeno all’inizio. Gli obiettivi possono ulteriormente essere divisi tra quelli a focale fissa e quelli a focale variabile detti zoom. Gli zoom sono quelli che di solito vengono venduti nei kit assieme al corpo macchina come i 18-55 o i 18-135. I due numeri sono appunto la focale minima e la massima che possono raggiungere. Sono comodi per adattarsi a varie situazioni e nei casi in cui non sappiamo di preciso con cosa avremo a che fare, ma di solito sono molto più scadenti. Gli obiettivi a focale fissa sono superiori per nitidezza e qualità dell’immagine e hanno il vantaggio che essendo fissi vi costringono a spostarvi per trovare la giusta inquadratura, il che è la chiave della riuscita di una foto… muovetevi! Cercate nuove angolazioni, nuovi punti di ripresa, piegate le ginocchia, sdraiatevi pure a terra se serve o arrampicatevi da qualche parte, insomma cercate di non rimanere impalati e fermi muovendo solo la ghiera dello zoom e l’inclinazione della testa. Le foto non vanno fatte tutte ad altezza faccia. Se il soggetto è basso non dovete inquadrare verso il basso per forza ma dovete chinarvi e provare ad inquadrarlo frontalmente. Gli obiettivi fissi vi rendono più intellegenti, innovativi e magri (ecco ho detto la cavolata della giornata) ;) Per il food poi sappiamo già benissimo in partenza cosa andremo a fotografare quindi lo zoom non ci serve. Mi raccomando fate attenzione a non fare l’errore più comune al mondo, cioè quello di dire “metto lo zoom” quando aumentate la focale. Lo zoom non è una focale maggiore, lo zoom è un obiettivo che ti permette di cambiare focale. Se dovete comprarvi un obiettivo per il food, per iniziare vi consiglio vivamente il 50 fisso. Costa poco ed è il miglior amico che possiate mai avere, leggero, pratico e luminoso. E’ un grande classico, e con lui sono state fatte la maggior parte delle più belle foto di sempre dai più famosi fotografi (anche perchè gli zoom sono una recente invezione in realtà). Io lo uso nell’80% dei casi e una volta che vi siete scrollati di dosso la pigrizia data dagli zoom, lo adorerete anche voi. Poi con un 50 luminoso potete sfruttare anche la poca profondità di campo che, personalmente, trovo stupenda applicata al food (ma anche di questo parlerò meglio nel prossimo post che dedicherò alla luminosità degli obiettivi e ai diaframmi).

obiettivi 50 Nikon e Canon

Un’altra cosa poi basta, giuro! C’è un’ultima constatazione da fare. Considerando le reflex, ci sono due tipologie di macchine a seconda del tipo di sensore che hanno: le full frame e le APS-C. Le full frame sono di livello più professionale e quindi anche più costose. Le APS hanno un sensore più piccolo quindi a parità di obiettivo si riduce anche la focale. Mi spiego meglio. Quello che per chi possiede una full-frame è una focale 50mm, per chi ha una APS diventa una focale 35mm. Quindi se volete avere un obiettivo che abbia l’angolo di campo dell’occhio umano e possedete una APS, compratevi un obiettivo 35, non un 50. Se volete un tele 100, compratevi un 75 o un 80. E’ facile dai ;) Per tutti i chiarimenti scrivetemi qui sotto e vi risponderò con piacere come al solito. Questo post può risultare un po’ ostico con tutte queste informazioni ma erano cose che andavano spiegate assolutamente quindi se siete un po’ in crisi non fatevi problemi a chiedere.
Buoni scatti a tutti!"

Pin It

sabato 6 ottobre 2012

Beauty Dish - La scelta della fotocamera




L'altro ieri è uscito il secondo articolo della rubrica di food photography che tengo su Honest Cooking. Lo trovate a questo link e lo riporto anche di seguito. Se vi siete persi il primo invece potete leggerlo sia qui che qui. Spero vi sia utile. Se avete qualche domanda siete i benvenuti!

"Eccoci con il secondo post della rubrica, il primo in realtà visto che nel precedente mi sono più che altro presentata. Da quando ho aperto il blog ogni tanto mi arrivano mail e messaggi di lettori che mi chiedono consigli vari: da come scegliere gli elementi da inserire nell’inquadratura, a come postprodurre una foto di food, a come gestire la luce naturale, a come scattare con poca luce ma quello che mi domandano maggiormente è: qual’è la macchina fotografica migliore per il food, quali gli obiettivi più adatti, di quale marca? E allora, dato che dobbiamo iniziare dalle basi, cosa c’è di più basilare che comprarsi una macchina fotografica per iniziare? Ora scommetto che vi aspettate nomi e modelli e che magari state già prendendo carta e penna per segnarveli. Beh, scordatevelo! Non vi dirò la solita frase “la foto la fate voi e non la macchina” perchè, anche se questo è vero, è pur vero che con alcune fotocamere e con alcuni obiettivi si possono fare cose che non sareste in grado di fare con altre qualitativamente minori. Il punto è che per capire, nella pratica, quanto l’avere una macchina fotografica di qualità superiore possa migliorarvi una foto, dovrete scattare di continuo, tutti i giorni, provando la macchina che già possedete in situazioni diverse. Farlo fino a quando non sarete voi stessi a sentire che quella che avete sotto le mani non vi basta più, per dei motivi diversi a seconda delle esigenze di ognuno. Quando sarà il momento adatto per cambiare macchina, questi motivi usciranno fuori e ve accorgerete da soli. Quindi, se state all’inizio, non sprecate soldi a prendervi la più costosa e performante che offre il mercato, perchè non saprete come sfruttare tutte le qualità che ha e, per quando le avrete imparate, ne sarà già uscita un’altra migliore e avrete buttato via del denaro. Qualunque sia la vostra macchina, da qui in avanti vi obbligo ad impostare la modalità M (manuale) fissa, perchè è l’unico modo per imparare. Se volete far fare tutto o metà del lavoro alla macchina significa che in realtà non vi interessa più di tanto e che vi accontentate. Non pensate che la modalità automatico sia la soluzione ai momenti difficili. E’ esattamente il contrario. Più la situazione è difficile (luce bassa, forti contrasti, ecc) più l’automatico va in crisi. E’ buono solo nelle situazioni standard e perfette già di loro, come una bella giornata di sole all’aperto. Per il resto avrete risultati scarsi o al massimo accetabili. Ogni impostazione serve ad uno specifico elemento e per ottenere esattamente quello che volete avete bisogno di sapere che risultato si ottiene modificandole ognuna singolarmente. Quando riuscirete a controllarle tutte e farle lavorare assieme nel modo giusto, avrete la foto che cercate. C’è solo una cosa che dovete tenere sempre in automatico ed è la messa a fuoco. Nelle macchine digitali, a differenza delle analogiche, non c’è un modo per vedere se siamo precisi quando mettiamo a fuoco manualmente quindi evitatelo come la morte. Solo in rare occasioni o per fare foto macro molto spinte dovrete ricorrere al fuoco manuale e vi assicuro che in quel caso, se nn avete un cavalletto o un soggetto fisso, vi darà parecchie noie. Se possedete già una compatta che abbia la possibiltà di scattare in manuale, può anche andare bene per iniziare (ma cercate appena potete di cambiarla con una reflex perchè la differenza è davvero sostanziale). Se invece dovete acquistarne una partite dalle reflex. Quelle base costano tanto quanto, e a volte anche meno, delle compatte che magari hanno lo schermo mobile, o la cover con colori fashion, o altre cavolate inutili. Solo quando conoscerete la vostra macchina come le vostre tasche, quando ne avrete usato e compreso ogni funzione, quando avrete il pieno controllo di quell’oggetto, potrete dire di volerla cambiare e passare di livello. Non ha senso farlo prima. Altro consiglio: se state all’inizio non compratevi tutta l’attrezzatura completa di luci esterne, tavoli da still life, ecc. La fotografia è un gioco costoso ed è cosa buona e giusta imparare prima a gestire la luce naturale o la luce ambiente che si ha a disposizione, poi più avanti provare a crearla con luci artificiali. Tanto più che per le foto di food abbiamo la fortuna di aver a che fare con soggetti molto piccoli per cui basta davvero poco spazio e anche solo un paio di pezzi di polistirolo bianco da imballaggio per gestire la luce naturale a nostro piacimento. Riguardo al solito dilemma Canon vs Nikon (che poi esistono anche altre marche, ma queste due per le reflex sono le migliori) in realtà per quanto i canonisti possano difendere il loro credo e altrettanto fare i nikonisti, non sono una migliore dell’altra (a volte vorrei avere per le mani un fissato Canon e un drogato Nikon e farli prendere a capocciate tra di loro, così per divertimento). Le due marche sono solo diverse e per sapere con quale vi trovate meglio, dovete provarle. La cosa che noterete subito all’inizio è la differenza della posizione dei comandi e dell’ergonomia. Quindi andate in un negozio, chiedete di tenerle in mano e provatele un po’, e se alla fine non saprete decidervi… prendete quella con l’offerta! Non sto scherzando. Valutate quella che, a parità di livello, costa meno. Io ho iniziato così, e ora, trovandomi bene con quella marca ed essendomi abituata a quella tipologia di comandi, quando cambio macchina rimango fedele al marchio. Un’ultimo consiglio/ordine: attaccate l’occhio al mirino e smettetela di fare i rabdomanti con le braccia allungate davanti a voi verso l’infinito, dimenticatevi del live view. Quella che vedete nello schermo è un’immagine già elaborata dalla macchina e quello schermetto ha una taratura, dei colori e una luminosità che non è detto siano quelli precisi che avrà poi la vostra foto. Il mirino è fedele e da lì potete anche vedere l’esposizione e correggerla al volo senza staccare la macchina dall’occhio mantenendo l’inquadratura.
Per adesso basta così. Nel prossimo post vi farò vedere come cambia una foto a seconda del tipo di obiettivo usato e quali sono quelli più utili per il food, così potrete capire quale preferite e valutare meglio quale acquistare."


P.S.: quella nella foto è una Kodak junior 620, una macchina stupenda del 1933.



Pin It

giovedì 6 settembre 2012

Beauty dish - una nuova rubrica di food photography


E' con grandissimo piacere che vi annuncio la nascita di una nuova rubrica a tema food photography nel bellissimo sito "Honest Cooking". E ancora con più piacere vi dico che sarà curata dalla sottoscritta! Pubblicherò consigli e approfondimenti su questo tipo di fotografia che oltreoceano iniziano a chiamare "food porn", per la sua capacità di presentare il cibo in modo fortemente desiderabile e per la caratteristica di far venire l'acquolina in bocca pur non contando su sensi come il gusto e l'olfatto. Nel primo articolo intoduttivo ho pensato fosse giusto innanzitutto presentarmi, ma qui penso sia più adeguato presentare (per chi ancora non lo conoscesse) il sito che mi ospiterà. Honestcooking.it è nato da poco mentre la sua versione internazionale è ormai un must per gli internauti appassionati di enogastronomia mondiale (quest'anno sono stati i vincitori del "Saveur Best Group Blog Awards"). Collaborano al sito in inglese oltre 200 dei più interessanti scrittori di food & beverage, bloggers, fotografi e chefs, e anche il sito italiano si sta organizzando a dovere. Ci sono tantissime ricette, interviste, reportage di viaggi culinari, recensioni di locali mangerecci e rubriche varie tra cui quelle dedicate al cibo inglese, alla cucina americana, alla birra, al km zero e al web social food... e poi c'è questa neonata rubrica fotografica di cui mi occuperò. Trovate il primo post a questo link ma vi copio il testo anche di seguito. Vi invito a seguire, commentare, criticare e chiedere quello che volete. Riporterò sempre tutti gli articoli anche qui nel blog quindi... stay tuned!

"Una rubrica sulla food photography, una serie di consigli pratici affinchè possiate fotograficamente rendere onore ai piatti che preparate, un modo per imparare ad utilizzare meglio la vostra reflex (smartphone astenersi), un’occasione per capire cosa è bello per l’occhio e provare a ricrearlo. Questo è quello che, a partire dal prossimo post, occuperà il presente spazio dal nome “Beauty dish”. Il titolo della rubrica non è solo quel che si legge. Letteralmente potrebbe essere tradotto con “la bellezza del piatto” ma in realtà il beauty dish è un riflettore molto usato nei ritratti fotografici per diffondere la luce. Il giochino di parole è stato un’idea del direttore editoriale che ho accettato con divertimento (non sono affatto brava con i titoli e mi lascio consigliare). Mi piacerebbe molto se ogni futuro post fosse accompagnato da commenti e domande, in modo da poter interagire con voi e provare anche a chiarire qualche vostro dubbio. Qualcuno magari mi conosce già e segue il mio blog, ma sicuramente molti altri non hanno la minima idea di chi io sia quindi la prima cosa da fare è innanzitutto presentarmi. Mi chiamo Agnese, vivo a Roma da 9 anni e le mie origini marchigiane si divertono spesso a venir fuori nei momenti meno opportuni sottoforma di singolari non azzeccati. Mi guadagno il pane (e una svariata serie di dolci) facendo fotografie ai suddetti cibi senza disdegnare vino, birra o altri alcolici sia a livello fotografico che di consumo personale. Ogni tanto faccio lavori anche unicamente di postproduzione digitale. Non amo fotografare cose prodotte senza sani principi e credo che alimenti realizzati in modo naturale ed etico risultino più belli anche in foto. Cerco la semplicità, la coerenza cromatica, la precisione, lo sfocato e la morbidezza della luce. Mi attirano i bianchi, i rossi e le tonalità del legno. La cucina per me ha l’ulteriore valore di assecondare la necessità di scattare, di creare qualcosa che, oltre che buono, sia bello in sè. Nel mio blog “L’amaranto e il melograno” pubblico quello che preparo e fotografo e a volte mi diverto anche a scrivere di viaggi, degustazioni, eventi ed esperienze varie. Quelli tra le righe sono alcuni scatti che mi sembrava giusto mostrare per farvi vedere come lavoro. Credo di essermi presentata a sufficienza, ma se volete sapere altro su di me prima di iniziare la rubrica vera e propria, fatevi un giro sul mio blog o chiedete quel che volete nei commenti qui sotto. Vi risponderò con piacere! Spero che l’idea vi piaccia e soprattutto possa esservi utile."

P.S: i frutti nella foto sono nashi


Pin It

venerdì 27 aprile 2012

Libro libro libro libro libro!!!!!!!




A scrivere quest post mi sento felice e rilassata. Felice perchè riguarda un progetto bellissimo e rilassata perchè posso finalmente dire di aver concluso la mia parte di lavoro per questo libro... si è un libro, ed è stato deciso che si chiamerà "Ricette per bene". Per chi si fosse perso qualche pezzo o qualche post vi faccio un riassunto telegrafico (se volete leggere l'intera storia vi rimando al mio vecchio post sull'argomento). Novembre 2011, alluvione, Genova, ristorante "Officina di Cucina" di Chiara e Claudia allagato, tutto da rifare, tutto da ricomprare, fatica, soldi, sconforto, passarola web, attivazione foodblogger, creazione gruppo facebook, invio aiuti, invio soldi, invio materiali, invio alimenti, invio libri, invio forza lavoro, partecipazione aziende, partecipazione privati, partecipazione case editrici, riapertura ristorante, Chiara e Claudia felici. In super sintesi questo è quello che è successo e, siccome una cosa così non capita tutti i giorni, e siccome siamo tutti un po' orgogliosi (molto orgogliosi) di come si è comportato il mondo del web davanti a questa situazione (non pensavamo esistessero così tante belle persone in giro) abbiamo deciso di farci un libro, un libro su questa storia e sulla cucina del conforto, quella che aiuta a stare meglio, a sentirsi di nuovo felici e magari con qualche stimolo in più per andare avanti. Dato che "Officina di Cucina" ha già ricevuto tanto, assieme a Chiara e Claudia si è deciso di devolvere i ricavati della vendita di questo libro agli altri genovesi che stanno ancora accusando i colpi dell'alluvione, perchè sapete meglio di me che in certe situazioni, in Italia, si impiegano anni ed anni per ritornare alla normalità e a volte nemmeno ci si riesce. Stiamo lavorando a questo progetto da gennaio, con Mariachiara che ha coordinato e organizzato tutto, Roberta che ha avuto l'idea e che ha fatto da consulente editoriale, Paolo che ha ideato e realizzato la grafica del libro, Fabrizio che si sta occupando del blog dedicato, Ludovica Amat e Paola Miglio per il lavoro di comunicazione, Annalena e Alessandra che hanno fatto da ponte tra noi e Chiara e Claudia. Hanno accettato di contribuire al progetto con ricette e/o fotografie ben 41 autori/foodblogger (non chiedemi l'elenco perchè è una sorpresa!) e un'illustratrice per la copertina (Nina). Io invece ho fatto la photo-editor (per coloro che hanno partecipato in pratica sono stata la rompiscatole, quella stronzona che ad alcuni ha fatto rifare le foto, che vi ha assillato con "mi raccomando al fondo bianco, mi raccomando all'inquadratura, mi raccomando a questo e quello" e lo so che qualche vaff magari me lo sono preso). Inoltre dato che quello che mi riesce meglio è avere a che fare con un programmino che da 8 anni è quasi diventato il mio alter-ego (Photoshop), e dato che con la bellezza di 41 autori avere un libro esteticamente omogeneo è un'utopia ma per lo meno bisogna provarci, mi sono occupata anche della postproduzione. E proprio oggi ho chiuso l'ultima foto... ahhhhhhhh! Questa creatura per ora sarà pubblicata come e-book da Edizioni di Karta... ma abbiamo modo di sperare in qualche editore cartaceo futuro. Domenica Mariachiara parlerà di "Ricette per Bene" all’AlbaCamp e tra non molto ne saprete sempre di più fino all'annuncio della pubblicazione. Probabilmente faremo un'incursione anche al Salone Internazionale del Libro di Torino. Noi cercheremo di parlarne e di farne parlare in ogni modo (ci trasformiamo anche in super spammer all'occorrenza!) e vi chiediamo fin da ora di aiutarci a diffondere la notizia della prossima uscita del libro. Ve lo chiediamo non per noi ovviamente (non ci guadagnamo mica, anzi abbiamo lavorato sodo per portarlo a termine con in cambio il piacere di aver contribuito a creare qualcosa di bello ed utile) ma ve lo chiediamo per Genova, perchè ci dobbiamo aiutare tra di noi, abbiamo visto che si può fare e che funziona, perchè se non ci aiutiamo tra di noi possiamo pure stare ad aspettare per anni ed anni che arrivi la manna dall'alto... e non fatemi andare sul politico che poi mi innervosisco e mi irrito mentre quella che vi volevo dare oggi è solo ed unicamente una stupenda notizia. 
Insomma, spammate spammate spammate! 
Il libro sta arrivando e sarà bello e buono (in tutti e due i sensi)! ;)


P.S.:  scusate per eventuali castronerie ed errori di battitura ma è l'una del mattino e sto scrivendo dopo una giornata passata a ricontrollare tutte le foto del libro e dopo un'aperitivo/cena a tema spagnolo (facente parte dell'iniziativa "Per tutti i gusti"), organizzato dall'onnipresente Carlo Vischi presso l'Hotel Excelsior, e che mi ha un po' segnato... Sangriaaaaaaaaa!


Pin It

martedì 20 marzo 2012

Il menù del bar gelateria "Giorgio"


Questo sono alcune immagini dell'ultimo lavoro che ho fatto: le foto per il menù del bar-gelateria "Giorgio" di Porto Recanati. E' stato un lavoro fatto al volo in fretta e furia. Il signor Giorgio, proprietario dell'omonima gelateria, mi ha chiamato dicendomi di avere solo una settimana di tempo per consegnare il materiale al grafico che doveva impaginare il menù. Così il giorno dopo ho preparato una valigia con attrezzatura fotografica, stoffe e carte varie per i fondali, oggetti ed oggettini come cannucce colorate e tovagliolini, ho preso il treno, sono andata nelle mie Marche, ho fatto tutte le foto in 4 ore e la mattina successiva di buon ora sono ritornata a Roma per lavorarle. 


Il dover lavorare a raffica per quattro giorni su foto di gelati e cocktail mi ha messo a dura prova considerando che proprio sotto casa ho due gelaterie (povera me!)... ovviamente la prova non è stata superata e ho ingurgitato gusti vari tra cui uno buonissimo all'arancia rossa. Il bar "Giorgio" era completamente sventrato causa rinnovo totale quindi le foto sono stata fatte nel magazino (anche lui in parte sotto rinnovo) in un piccolo spazio ricavato tra vernici, scaffali pieni di roba e muratori al lavoro. 


Assieme a me c'erano tre ragazzi, due che realizzavano le coppe e uno che preparava i drink così mentre io preparavo un fondale e fotografavo un gelato, loro ne preparavano già un'altro. Essendo tre contro una a volte mi si presentevano con due coppe una dietro l'altra e rimanevo con il "lavoro in arretrato" per così dire.


Abbiamo utilizzato alcuni trucchetti qua e là: i ragazzi nel caos dei lavori e del magazino sottosopra a volte non trovavano alcuni ingredienti così la granella di nocciola che vedete nelle foto in realtà era granella di pistacchio che in postproduzione ho fatto diventare da verde a beige, il frozen yogurt non bastava così lo abbiamo mescolato alla panna montata, il gelato alla fragola non era pronto così per il frappè abbiamo utilizzato quello all'amarena, la coppa con la base gialla per il gelato ananas e cocco era sparita così ne è stata usata una con base rosa (come al solito poi photoshop è venuto in soccorso), mancavano alcuni alcolici per i cocktail così giù con acqua gelata la posto di vodka e rum, ecc ecc.


Sono sincera, è stato fatto tutto così di corsa che non mi ricordo il nome di tutte le coppe che ho fotografato e non mi ricordo nemmeno i gusti presenti dentro ognuna. Però qualcosa il mio cervello ha memorizzato e vi posso dire che in queste foto potete trovare: una coppa al caffè espresso, dei tartufi, un banana split, un frappè alla fragola, una coppa al melone, una semplice panna e fragole, una brioche con gelato (quella che assomiglia ad un panino), una coppetta per bambini, una coppona gelato e frutta mista, una macedonia, una coppa alla nocciola, una coppa babà, una coppa meringata, un frozen yogurt, una coppa ananas e cocco, un martini cocktail, una caipiroska alla fragola, un bloody mary, un cocktail analcolico alla frutta, un americano, un mojito ed un sorbetto al limone.


La gelateria completamente rinnovata dovrebbe aprire tra marzo ed aprile e, come fa ormai da anni, rimmarà aperta fino alla fine dell'estate. Non vedo l'ora di vederla in opera, sedermi ad un tavolo, prendere un menù in mano e sbirciare tra le pagine!


Pin It

venerdì 2 marzo 2012

Best foodphotography on a blog nomination !!!!!!



Un post al volissimo per dirvi che mi sono accorta solo ora di essere in nomination per il premio interazionale di "The Homies 2012" per la miglior fotografia di food in un blog. Dato che porcaccia la miseriaccia oggi è l'ultimo giorno utile per votare (e potevano almeno mandarmi una mail per dire "ohi sei in nomination" così spammavo a raffica) se vi piacciono le mie foto e vi va di darmi un voto ve ne sarei molto grata. Basta registrasi al sito (è velocissimo e gratuito), andare a questo link, scorrere l'elenco dei blog in lizza fino a trovare il nome del mio blog, e cliccare su "vote". Che vinca è letteralmente impossibile ma è già una bella soddisfazione essere in quella lista insieme a blog di tutto il mondo che stimo e seguo da tempo.
Grazie preventivo a tutti!

Pin It

venerdì 23 dicembre 2011

Il cacao e le delizie della pasticceria Falicetto


Ormai il Natale è arrivato ed io sono in partenza per la marchigiana terra natia. In questi giorni quasi tutti i blog del settore postano ricette di panettoni, consigli per il menù della vigilia e foto di alberi decorati... beh io no, non mi va, tanto lo fanno già tutti gli altri. Io durante le feste non cucino, mangio le cose che prepara mia mamma (cappelletti in brodo di cappone uber alles!) e raramente scrivo post quindi non aspettatevi un gran movimento da queste parti per le prossime due settimane.


Oggi volevo semplicemente mostrarvi un lavoro che ho fatto circa un mesetto fa, e direi che siamo comunque in tema perchè quale miglior periodo per ammirare, parlare ed abbuffarsi di cioccolato se non questo? La "Pasticceria Falicetto" di Piacenza mi ha commissionato le foto per il catalogo dei loro prodotti ed io ho accettato con moooolto piacere dato i meravigliosi soggetti in questione. I dolci che vedete sono preparati dal maestro cioccolatiere Aldo Scaglia con una grande attenzione nella scelta delle materie prime ed in particolar modo del cacao (del quale potete vedere le fave e le bacche qui sotto).


Io personalmente ne sono rimasta affascinata perchè non avevo mai avuto il piacere di vedere dal vivo il cacao così come si trova in natura...e vorrei farvi notare che il fondo marrone di queste foto non è carta nè stoffa ma finissimo cacao in polvere!


Alla fine della sessione fotografica la gentillisima signora Grazia Pellegrini che si occupa della pasticceria assieme a suo marito, mi ha donato alcune di queste bontà che hanno reso più piacevole il lungo e noioso viaggio di ritorno a Roma. In particolar modo ho apprezzato i "piacerini", cioccolatini composti da cioccolato fondente e liquore, avvolti da un incarto rosso e bianco (colori tipici di Piacenza e guarda caso anche i miei due colori preferiti) e accompagnati da un foglietto che riporta un detto in dialetto piacentino. Se state scorrendo il post per cercarli tra le foto mi dispiace ma rimarrete delusi... questi non li ho dovuti fotografare ma solo mangiare! ;-)


Per dovere di cronaca e perchè so che tutti ve lo state chiedendo, la meravigliosa torta della prima foto è alla gianduia... e no, quella non me la sono mangiata.


Vi lascio con qualche altra foto di tartufini neri, bianchi, onde al cacao e bontà varie. Ringrazio ancora Grazia Pellegrini e Aldo Scaglia  per avermi proposto questo lavoro, la signora Monica Maj per avermi contattata e per aver apprezzato così tanto le mie foto, e la simpatica Allegra per l'aiuto e la compagnia.


Vi auguro dei veloci ultimi giorni di lavoro e dei buoni preparativi per l'abbuffata finale.

Pin It

martedì 12 luglio 2011

Corso di fotografia a settembre


Vi ricordate il corso di fotografia con vacanza al monte rosa di cui vi avevo parlato un mese fa? Molti mi hanno mandato mail chiedendo se era possibile riproporlo in un altro periodo così ne abbiamo parlato con l'hotel e... nuovo corso dal 1 al 4 settembre! Il programma rimane lo stesso del corso di luglio già proposto ma il prezzo è super scontato! Da 381 a 336 euro per 4 giorni compreso hotel, cena al ristorante dell'hotel, colazione, corso e dispensa. Spero che l'iniziativa possa interessarvi nuovamente! Se decidete di partecipare o anche solo se vi piace l'iniziativa, potete condividere la locandina del corso nel vostro blog scaricandola all'indirizzo http://www.agnesegambini.it/scambio/locandina-settembre.jpg, scegliendo "aggiungi un gadget" e inserendola come foto linkandola.

Pin It

lunedì 27 giugno 2011

E i vincitori sono ...

Ecco qua le foto vincitrici del concorso:
- pacchero nero di "Accantoalcamino"
- flan di carote de "Le temps des Cerises"
- la panzanella de "La scimmia cruda"

Ora vi spiego perchè ho scelto queste tre e perchè non ho scelto le altre! 


La foto del pacchero nero era un'ottima occasione mancata nel senso che la ricetta era originale e ben impiattata e l'unico neo era appunto la fotografia. Nella foto erano sbagliati il bilanciamento del bianco (virato in azzurro) e l'esposizione (troppo scura) così ho riportato tutto a quello che avrebbe dovuto essere il colore originale prendendo come riferimento il piatto da far diventare bianco (i colori li ho dedotti perchè non avendo fatto io la foto non potevo conoscerli). Inoltre il taglio quasi quadrato era una scelta poco felice perchè il soggetto è ben svluppato in verticale ed è quindi meglio seguire la sua forma con una foto rettagolare e slanciata. Per questo ho ritagliato i lati e allungato un po' la tovaglia nella parte alta. Anche l'angolazione della foto (troppo dall'alto) penalizzava la verticalità schiacciando il pacchero e facendolo sembrare troppo tozzo così ho strecciato e distorto un po' l'immagine dando l'idea di un'angolazione più "dal basso". Poi ho rimpicciolito e raddrizzato un la punta d'asparago perchè era decisamente troppo grande rispetto alle dimensioni di tutto il resto (qui in realtà sarebbe bastato scegliere proprio un asparago più piccolo da utilizzare!). Come ultima cosa ho aumentato la nitidezza del ripieno perchè, essendo il punto dove per primo cade l'occhio, è bene che sia a fuoco. Per farlo ho selezionato solo la parte desiderata e ho utilizzato il filtro "sharpen" di photoshop.


La foto del flan di carote era buona come angolazione e il fatto che avesse altri elementi nello sfondo e non il soggetto singolo da solo, rendeva lo scatto più pieno e interessante. Quando si hanno più elementi però è bene farne risaltare uno, lasciando il resto un po' sfuocato e aumentando così anche l'idea di profondità. Per questo ho sfuocato un po' i due flan nel secondo piatto e ho aumentato la quantità di tavolo nella parte alta della foto. Inoltre era sbagliata l'inquadratura, ma per poco, e per questo era possibile intervenire. Lo notiamo dal fatto che gli elementi sono quasi tutti troppo vicini al bordo dell'immagine e uno (la fettina di carota e il prezzemolo in primo piano) è addirittura tagliato. Se si vuole tagliare qualcosa va fatto con criterio mentre in questo caso si capisce che non era voluto nè considerato quindi ho ricostruito le parti mancanti. Per la foglia ho preso la parte alta e integra e l'ho specchiata in verticale ruotandola un po' per adattarla mentre ho copiato la punta dalla seconda foglia distorcendola un po'. Per ricostruire la fettina di carota ho solo utilizzato un pennello dello stesso arancio della foto e ho direttamente disegnato gli spigoli (in questo caso potevo farlo perchè era un elemento a tinta unita e di forma regolare mentre per la foglia era impossiblie e sarebbe risultata troppo irreale). Poi sono passata a sistemare la luce. Questa è stata la parte più difficoltosa perchè nella foto erano presenti almeno 2 punti luce diversi (ce ne accorgiamo perchè il flan crea due diverse ombre sul piatto, una più forte e una meno intensa). Innanzitutto ho utilizzato lo strumento "Shadows/Highlights" di photoshop per ridurre un po' le ombre poi, su di un altro livello, ho utilizzato il pennello bianco con una trasparenza bassa (circa 20%) per uniformare il colore del piatto e cercare di eliminare le linee nette prodotte dalle ombre. Dato che neanche questo bastava, ho selezionato i due piatti bianchi, li ho copiati su un altro livello e ho utilizzato il filtro "gaussian blur" per sfuocare e uniformare il colore creando delle sfumature al posto delle linee di passaggio tra le ombre. Di seguito ho aumentato la luminosità modifando le curve di photoshop. Come ultimo ho ritoccato i difetti dei flan (alcuni buchetti e sbavature), ho eliminato le briciole sparse qua e là e ho aumentato la distanza tra i due piatti allontandoli un po' (è bene dare sempre il giusto spazio alle cose!).


La foto della panzanella era un esempio perfetto di flash usato male ed inoltre la forma a cuore era irregolare e poco definita. Anche in questo caso l'immagine è stata ritagliata con un formato quadrato che "costringeva" il cuore. Il formato quadrato è molto particolare e va usato con estrema cautela. Sono veramente poche le immagini che vengono risaltate da questo taglio perchè il quadrato serve a dare l'idea di staticità. L'occhio si blocca nel punto centrale della figura senza muoversi all'interno dell'immagine cercando dettagli e altri elementi. Se si è all'inizio è sempre meglio mantenere il formato rettagolare originale con cui si scatta, orizzontale o verticale che sia. Ho iniziato sistemando i contorni del cuore con il comando "liquify" grazie al quale è possibile spostare i pixel in modo fluido. Poi ho schiarito la foto fino ad ottenere uno sfondo bianco e non grigetto come nell'immagine originale e ho letteralmente disegnato con il pennello l'olio creando delle linee circolari per ottenere un po' di "movimento" attorno al soggetto. Sempre con "liquify" ho rimpicciolito le foglie di basilico perchè risaltavano troppo nascondendo il soggetto (il basilico deve decorare e non coprire e sarebbe stato opportuno scegliere delle foglie più piccine e regolari). Infine la cosa più difficile: eliminare quel brutto effetto dato dal flash forte e diretto che ha creato un ombra molto scura a sinistra e dei fastidiosi riflessi e puntini bianchi sul basilico, sul pomodoro e sul piatto. Con lo strumento "clone" ho tolto tutti i riflessi, poi ho eliminato l'ombra dipingendo, su di un livello sovrastante, uno strato bianco come lo sfondo fancendo attenzione a non coprire i bordi frastagliati del cuore.


Per non essere scortese con nessuno e per essere, se possibile, d'aiuto, vi dirò perchè non ho scelto le altre foto.


la torta pallone di "Cardamomo & co." - la torta è inquadrata troppo da vicino, non si vede la parte sotto e soprattutto il piatto o il fondo su cui è appoggiata. Questo normalmente non è un problema ma nel tuo caso si perchè è dolce particolare. E' talmente decorato e di una forma così insolita che sarebbe stato bene avere qualche elemento che ci facesse capire che fosse un qualcosa da mangiare (come appunto vederla appoggiata su di un piatto). Se qualcuno vedesse solo la foto senza leggere il tuo articolo, potrebbe anche pensare ad una scultura o comunque ad qualcosa di non commestibile talmente è precisa e ben fatta! La parte tagliata è vermanete troppa perchè io potessi ricostruirla da zero piatto compreso.

rotolo di pasta con ricotta e basilico de "La ginestra e il mare" - le foto necissitavano di pochissimi ritocchi perchè non avevano grandi problemi. Ho preferito scegliere chi fosse, diciamo, più bisognoso per dare l'occasione di spiegare alcuni tipi di intervento.


i ghiaccioli al caffè della nonna de "La banda dei broccoli" - le foto sono sgranate e assolutamente poco nitide, troppo perchè io potessi farci qualcosa. Inoltre le inquadrature sono sbagliate di molto perchè nella prima foto si vede il ghiacciolo appoggiato in orizzontale su un piano bianco mentre sarebbe stato bene che fosse sollevato in verticale o perlomeno appoggiato su un piatto o su qualcosa, mentre nell seconda è tenuto da un mano ma inclinato. Era meglio se fosse stato tenuto in verticale e se la mano fosse stata inquadrata molto di più.

muffin di "Timo e maggiorana" - le foto erano ben 7, ognuna avrebbe richiesto una gran mole di lavoro e non ho tutto questo tempo purtroppo ;-) La prima ha il watermark quindi non potevo modificarla, la seconda e la terza sono state scattate con il flash in un ambiente molto buio (il fatto di avere come fondo direttamente la teglia nera del forno non aiuta) e i riflessi erano troppo forti e grandi. La quarta e la quinta hanno delle brutte angolazioni e il fatto di aver utilizzato una simil gratella bianca di plastica avrebbe reso comunque la foto bruttina (prova ad usare degli accessori più belli nelle prossime foto e cerca di fare attenzione anche al contesto oltre che al soggetto vero e proprio). La sesta è mossa e la settima ha i muffin in primo piano fuori fuoco e gli ultimi a fuoco (dovrebbe essere il contrario).


zabaione allo zenzero su coulis di fragole di "Vissi d'arte e di cucina" - la prima foto avrebbe dovuto essere fatta in verticale perchè i tuoi soggetti sono dei bicchieri a calice (quindi degli elementi lunghi e slanciati). Avendoli inseriti in un contesto molto pieno e con una tovaglia a fantasia, era per me impossibile ricreare il contorno come ho fatto per il cuore della panzanella o per il pacchero. Inoltre hai tagliato la foto proprio a pelo del bordo del bicchiere mentre bisogna sempre lasciare spazio agli elementi presenti nella foto. Avresti dovuto inquadrare il bicchiere per intero prendendo anche la base. La seconda foto è una immagine fatta dall'alto e in quanto tale deve essere ben allineata e perfettamente perpendicolare. Tu invece ti sei un po' inclinata e lo notiamo perchè in alto è visibile una maggiore porzione di bicchiere rispetto a quella in basso. Inoltre era bene che il cerchio del bicchiere rientrasse completamente all'interno del tovagliolo rendendo la foto più simmetrica e geometrica (cosa importante nelle foto fatte dall'alto).


involtini di pasta fillo al quartirolo e amarene di "Oggi pane e salame, domani..." - stesso discorso del rotolo de "la ginestra e il mare"... troppo poco lavoro per me! ;-)


hamburger de "Lo spadellatore" - nella prima foto avresti dovuto prendere tutto il coltello perchè è un elemento "forte" che sembra stia pugnalando il panino quindi l'occhio sente il desiderio di vederlo per intero (era troppo incompleto perchè io riuscissi a ricostruirlo). Avresti dovuto fare uno scatto verticale o uno orizzontale ma da più lontano. Ottimo invece il livello di sfocatura dello sfondo! Nella seconda foto avrei avuto troppo poco lavoro da fare perchè è solo un po' scura e leggermente virata in azzurro. La terza era poco interessante di per se e la quarta quasi perfetta (fai attenzione perchè nella modifica che hai fatto di questa foto hai aumentato troppo la luminosità andando a bruciare la parte superiore chiara del pane rendendola troppo bianca).


una pizza sotto esame de "La ginestra e il mare" - l'inquadratura è sbagliata. Se volevi fotografare avendo in primo piano l'angolo della pizza dovevi inquadrarlo tutto senza tagliarlo e scattare in verticale per dare più fuga all'angolatura. Altrimenti per uno scatto orizzontale ti dovevi mettere davanti al lato lungo del soggetto. Inoltre il piatto che hai usato ha una fantasia bruttina ed è troppo lungo e laborioso togliere tutti i disegni e renderlo bianco.


gelato al mango e fiori di salvia di "(m)E-Food" - la prima foto ha un'inquadratura troppo strana e obliqua e sono tagliati sia i fiori che il mango. La seconda è in forte controluce, cosa da evitare assolutamente se non si ha un flash o una luce per illuminare il soggetto. Il controluce ha fatto si che i tuo bicchieri risultino estremamente scuri mentre il cielo nello sfondo completamente bianco. Nella terza foto hai utilizzato un flash diretto che non è arrivato ad illuminare bene il tavolo (probabilmente perchè il tuo flash è poco potente, i bicchieri sono abbastanza alti, e la distanza tra il falsh e il tavolo è troppa perchè la luci arrivi ad illuminarlo correttamente). Inoltre ti sei sicuramente messa troppo vicina al gelato e la tua macchina non è riuscita a metterlo a fuoco e ha invece messo a fuoco i disegni della tovaglia.


pesto di cavolo rosso di "Lilly in the kitchen" - anche qui avrei avuto pochissimo lavoro da fare. Ci sarebbe stato giusto da schiarire le parti in ombra tra il pesto e la tazzina e da strecciare un po' l'immagine .

biscotti di castagne di "Pappa e cicci" - foto quasi perfette, giusto più luminosità nella prima foto e parecchio meno contrasto nella seconda (ma in questo caso è più una questione di gusto perchè si vede che è volutamente forzato, conferendo un effetto particolare che può piacere, anche se non è uno stile molto legato alle foto di food).


insalata di pasta con salsa al curry di "Food & smile" - le foto hanno entrambe il watermark ed è quindi impossibile per me lavorarle (soprattutto se il marchio si trova sopra una fantasia così complicata come questo tipo di scacchi).


Arrivati a questo punto ci terrei a sottilineare che, come avete potuto constatare, il fotoritocco è utilissimo ma, se non si parte da una buona base, è impossibile arrivare ad avere un ottima immagine. Più riuscite a realizzare direttamente un buono scatto, migliori saranno le possibilità di ottenere un'immagine di qualità. Inoltre la postproduzione pesante richiede tempo ed esperienza ed è sempre meglio valutare bene prima di scattare per lavorare meno davanti al pc poi.


Infine vorrei ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al sondaggio! Sono alquanto felice di costatare che ben il 64% di voi utilizza una reflex. Avere questo tipo di macchine permette di realizzare scatti migliori ma soprattutto di poter migliorare imparando a sfruttarle appieno. Mi rattristo invece per quel 5% che utilizza il cellulare. Con i telefonini non si ha alcun controllo dell'immagine e, apparte inquadrare, non potrete fare altro. Gestiscono tutto loro in automatico e anche male, e la risoluzione è quasi sempre scarsa...a meno che non abbiate un iphone o uno smartphone di ultissima generazione....ma anche in questo caso, rimane il fatto che per fare una buona foto (tecnicamente parlando) serve una macchina fotografica e su questo non ci piove!



Pin It
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...