giovedì 11 aprile 2013

Beauty dish - La profondità di campo



Nuovo appuntamento con la rubrica sulla food photography che scrivo per Honest Cooking. Questa volta ho cercato di dare una risposta ad una delle domande che mi viene fatta più spesso: "come si fa in una fotografia ad avere un solo elemento a fuoco e il resto sfocato?" Si parla quindi di profondità di campo e di capire come gestirla. Il post lo trovate online a questo link ma se vi siete persi i precedenti articoli della rubrica potete sempre leggerli tutti qui oppure qui. Come al solito riporto l'articolo anche di seguito.

"Stavolta vorrei parlavi della profondità di campo, un argomento che mi sta molto a cuore e che è consequenziale alla luminosità degli obiettivi di cui vi scrivevo la volta scorsa. E' la prima cosa a cui penso quando scatto e, per quello che mi riguarda, saper da subito quanta profondità di campo voglio avere in una foto è fondamentale per ottenere l'effetto che desidero. Nella fotografia di food in particolare trovo che sia veramente indispensabile saperla gestire al meglio. In parole poverissime in una foto la profondità di campo è la zona in cui tutto è nitido e a fuoco. Si avrà quindi poca profondità di campo quando solo una piccola porzione dell'immagine è a fuoco, al contrario quando tutti gli elementi all'interno di una immagine sono perfettamente nitidi si avrà molta profondità di campo. Guardate ad esempio queste due foto.


In quella della pasta il piatto è a fuoco mentre gli ingredienti dietro e lo sfondo no. Ho scelto di avere poca profondità di campo per dare importanza al piatto e meno rilevanza agli ingeridenti che rimangono comunque percepibili e riempono il resto dell'inquadratura senza togliere attenzione al soggetto principale. In quella del risotto invece tutti gli elementi sono a fuoco, perchè ho voluto dare importanza anche al flute di champagne oltre che al piatto. Inoltre, trattandosi di un bicchiere trasparente su fondo bianco, se lo avessi sfocato avrei rischiato di perderlo e non renderlo neanche riconoscibile. Queste due immagini sono state realizzate creando dei piccoli set, avendo la possibilità di scegliere e controllare ogni elemento. Quando invece capita di dover fotografare in giro (come nel caso del food di fotografare piatti durante eventi o cene) non si può sapere in anticipo precisamente che situazione ci si troverà davanti, e sopratutto non si può intervenire per modificarla. In questi casi optare per la poca profondità di campo può essere di grandissimo aiuto per "eliminare" dall'inquadratura gli elementi non desiderati. Semplicemente lasciando quegli elementi sfocati posso trasformarli in macchie colorate e forme irriconoscibili che diventeranno solo un fondo astratto per il mio soggetto. Un esempio è la foto del cocktail che vedete qui sotto.


Mi trovavo ad un evento, in una sala piccola, completamente imbandita e molto affollata. Per isolare il cocktail e non far vedere niente di tutta la confusione circostante, ho tenuto a fuoco solo il bicchere tralasciando completamente il resto. Altra situazione nella quale la poca profondità di campo può venire in aiuto sono le "ripetizioni". Prediamo come esempio la foto dei macarons in esposizione. Se vogliamo contemporanemante far percepire bene il singolo elemento e la sua consistenza, ma anche dare l'idea della quantità e del fatto che è solo "uno fra tanti", ne mettiamo a fuoco solo alcuni tenendo gli altri un po' fuori fuoco ma non troppo. Se esageriamo nello sfocare gli altri elementi perdiamo la percezione della quantità e della ripetizione, se invece mettiamo tutto a fuoco scegliendo di avere molta profondità di campo avremo un bell'effetto geometrico ma lo sguardo di chi osserva l'immagine si disperderebbe senza concentrasi sul singolo pezzo. Come avrete capito dalle mie foto io adoro avere poca profondità di campo nelle immagini di food, a volte cerco proprio di averne il meno possibile, sopratutto se inquadro dei dettagli o faccio delle macro. Per altri tipi di foto però averne poca può non essere indicato. Mi riferisco alle foto di paesaggio, a quelle di architettura o ad alcuni tipi di reportage nei quali è importante far capire bene tutto quello che avviene in quel momento. Se inquadriamo un panorama come quello della foto sotto, è bene avere nitido sia quello che ci sta più vicino (il prato fiorito) che quello che ci sta più lontano (le montagne). Nella foto successiva della hall di un hotel, era appropriato far vedere bene sia gli arredi, che l'architettura che il paesaggio fuori dalla vetrata.


Ora però vi chiederete come si fa a gestire tutto questo. Vi basta sapere che la profondità di campo è condizionata da 3 fattori:      

- l'apertura del diaframma dell'obiettivo (di cui vi ho parlato nello scorso post)      
- la distanza tra la fotocamera e il soggetto      
- la focale (di cui vi ho parlato due post fa)  

Il primo è il modo più facile per controllare la profondità di campo. Più il diaframma è aperto minore è la profondità di campo che avremo. Quindi se come me apprezzate avere a fuoco solo una porzione limitata di spazio, affidatevi ad obiettivi molto luminosi come il 50 o il 35 che arrivano ad avere diaframmi di 1.8, 1.4 o 1.2. Al contrario più il diaframma è chiuso maggiore sarà la profondità di campo perciò per avere tutto il più a fuoco possibile partite da un diaframma minimo di 8 e salite fino a 16, a 22 o oltre se il vostro obiettivo lo permette. Ovviamente aprendo e chiudendo il diaframma si modifica anche la quantità di luce che entra dall'obiettivo quindi dovrete poi regolarvi di conseguenza con i tempi e l'esposizione per non avere una foto troppo chiara o troppo scura. In ogni caso nel prossimo post ho intenzione di spiegarvi come gestire diaframma, tempo di posa ed iso per avere la giusta esposizione perciò non vi spaventate adesso :) Piuttosto guardate le seguenti foto che ho fatto al volo per farvi capire come l'apertura del diaframma influenza la profondità di campo. Ho preso 4 dei barattoloni in cui tengo la pasta e li ho posizionati a distanze diverse, oguno sempre più lontano dalla fotocamera.


Notate come nella prima foto a sinistra, con un'apertura molto ampia di 1.4, avremo a fuoco solo il primo barattolo. Poi chiudendo un po' il diaframma inizieremo a vedere bene anche il contenuto del secondo barattolo (foto in alto a destra). Chiudendo ancora vedremo bene anche il terzo barattolo tanto da capire che contiene dei fusilli (foto in basso a sinistra). Infine arrivando ad un diaframma chiusissimo di 16 avremo tutti i barattoli perfettamente a fuoco riuscendo a capire quali sono i vari tipi di pasta (foto in basso a destra)  Il secondo fattore, la distanza dell'oggetto, non è sempre modificabile perchè dipende da quanto spazio abbiamo a disposizione per fotografare. Minore è la distanza, minore è la profondità di campo e viceversa. Le due foto qui sotto sono state fatte mantendo invariati i valori e le impostazione della macchina ma spostando solo il barattolo con le orecchiette. Quando è vicino a noi e lo mettiamo a fuoco, i barattoli dietro risultano sfocati. Se lo allontaniamo sempre tenendo il fuoco su di lui i barattoli retrostanti saranno molto più nitidi.


Riguardo all'influenza della focale basta sapere che più la focale è corta, più la profondità di campo aumenta. Quindi se usiamo un grandangolo avremo tutto a fuoco (come nella foto del panorama coi papaveri) mentre se usiamo un teleobiettivo possiamo isolare il soggetto e sfocare il resto.  Come sempre, avere un riscontro pratico rende tutto più semplice e chiaro quindi provate ad esercitarvi, con più soggetti messi a varie distanze e modificando diaframma e focale. Se avete dubbi o domande scrivete pure nei commenti quel che volete e sarò felice di rispondere. Alla prossima!"



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venerdì 5 aprile 2013

Vermicelli con pesto di cicoria alla romana... e l'arrivo di Tobia





Un post dopo tanto tempo (ormai i tempi lunghi sono diventati usual in questo blog) per parlare di un'inziativa bella e buona infilandoci in mezzo anche una ricetta semplicissima e veloce. Sapete che di collaborazioni non ne accetto molte e sopratutto cerco di selezionarle bene quindi fidatevi se vi dico che questa vale davvero la pena. Unico "difetto" è riservata a chi vive a Roma, a Tivoli e nel litorale romano. Mi dispiace per tutti gli altri ma ne godremo solo noi. Sto parlando di Tobia il Genuino, un servizio di consegna a domicilio di spesa alimentare, una spesa naturale, il più possibile biologica, sana e a filiera corta e certificata. I ragazzi di Tobia hanno selezionarto alcuni dei migliori prodotti del Lazio per proporre frutta, verdure e carni biologiche, formaggi naturali, uova provenienti da allevamenti sani ed etici, legumi, cereali e molti di altri prodotti interessanti. A volte per trovare prodotti di qualità e sicuri bisogna muoversi parecchio, avere il tempo di curiosare tra vari negozi ed alimentari, comprando qualcosa qua e qualcosa là. Io adoro farlo ma capisco che non è possibile per tutti, per motivi vari di tempo, di zona in cui si abita, di costi, ecc. Per questo ho trovato la proposta di Tobia davvero molto interessante e affidabile. Alcuni dei prodotti che trattano li conoscevo già avendoli trovati al mercato di campagna amica in cui mi rifornisco ma altri non li conoscevo affatto e una delle cose che mi diverte di più è provare cose nuove da mangiare. Una mattina suona il citofono, è il portiere che mi dice che è arrivato un pacco. Come al solito gli chiedo di prenderlo e farmelo salire con l'ascensore perchè io la mattina sono in tenuta "pigiama" (sto sempre in pigiama dentro casa a dirla tutta). E invece lui mi dice di no, che non è un corriere dei soliti e che vuole salire fin su all'ottavo piano per consegnarmelo di persona (già mi piace!). Infatti Tobia non si affida ai corrieri ma si occupa direttamente delle consegne con un proprio furgoncino-frigo. Lo scatolone era enorme e di un cartone estremamente resistente, in modo da poter essere riutilizzato da loro e ritirato alla consegna della spesa successiva (anche questa cosa mi piace molto). Mi avevano mandato la sporta grande, quella per 4-5 persone e lì per lì mi è preso il panico: dove la metto ora tutta questa roba? Nel frigo non entrerà mai! Un problema che devo dire mi ha reso più felice che preoccupata.

 

Questo è l'elenco del contenuto della sporta : 
- cicoria, bieta, broccoli siciliani, insalate e kiwi dell'azienda agricola Ferrandes
- spinaci, patate e zucca dell'azienda SanMartinello92
- mele e pere dell'azienda agricola Caldarini
- 4 hamburger di bovino di razza chianina e 6 etti di pollo dell'azienda Vittorio Placidi
- 1 mozzarellona da 4 etti della società agricola Valle Oppitola
- uova dell'azienda agricola Parco degli Aceri
- birra biologica artigianale 'naBio dell'azienda Birradamare
- carciofi alla cafona e confettura di fichi dell'azienda Agnoni
- farina di farro dell'azienda agricola Poggi

Ovviamente i prodotti disponibili variano a seconda della stagione ma nel loro sito trovate le schede dettagliate dei produttori e dei prodotti scelti. Per i vegetariani c'è anche la sporta dedicata, ricca di legumi e senza carne. Come prima cosa ho provato la mozzarella, non resisto mai ai formaggi, e mi è piaciuta tantissimo. Una mozzarellona che viene dal latte delle mucche della Sabina, molto compatta quindi ottima anche per cucinare oltre che da mangiare semplice, e saporitissima. Di solito le mozzarelle di mucca sanno di poco rispetto a quelle di bufala. Questa invece ha un sapore molto intenso ed è fatta a mano. Poi sono passata alle pere, proprio del tipo che piacciono a me, belle toste e dolci. Poi gli hamburger (la carne va mangiata pochissimo e si sa, ma quando lo faccio esigo che sia superlativa e questa lo era) e mano a mano ho provato tutto il resto restando davvero molto soddisfatta. Già dopo i primi assaggi mi è venuta in mente la cosa più ovvia di tutte, che tanto ovvia per molte persone non è: quando le materie prime sono valide, 3/4 del lavoro per ottenere un buon piatto è già fatto. Anzi se si vuole esagerare negli accostamenti e nelle sperimentazioni si può solo rischiare di rovinare quello da cui partiamo invece che esaltarlo. Perciò ho pensato di fare un piatto semplicissimo, qualcosa di romano visto che il servizio di Tobia per rimanere a filiera corta è riservato principalmente alla capitale: un pesto di cicoria alla romana. Avevo voglia di pasta (quando mai!) e di cicoria me ne avevano data proprio tanta, ma tanta tanta e quale soluzione migliore per non riempire tutto il frigo e traformare quelle foglie in qualcosa che occupasse poco spazio e che fosse conservabile e pronto da usare anche nei giorni successivi? Non avevo mai fatto prima il pesto con la cicoria, qua in casa avevano paura che non fosse neanche troppo fattibile per via del forte sapore amaro della cicoria. Invece è venuto buonissimo e non ho aggiunto neanche un po' di pinoli o di mandorle (come faccio per smorzare l'amaro nel pesto di rucola), nessuna frutta secca di alcun tipo. La cicoria era davvero buona e affatto amara pur non essendo foglie particolarmente piccole. E' bastata lei, un po' di buon olio evo (anche quello laziale), aglietto fresco del mercato, uno speciale peperoncino francese preso all'Emporio delle Spezie qui a Roma, una grattugiata di parmigiano reggiano e niente più. Vi lascio la ricetta  ma tanto è di una facilità disarmante, il segreto sta solo nello scegliere ingredienti buoni... e infatti ho voluto usare i vermicelli Garofalo per accompagnare questo pesto, non uno spaghetto qualsiasi.



Dosi per : 4 persone    Difficoltà : facile    Tempo : 25-30 min
Ingredienti :
  • 400 gr di vermicelli
  • 500 gr di cicoria
  • un pezzetto di aglio fresco (oppure 1 spicchio di aglio secco)
  • piment d'Espelette (in alternativa usate un peperoncino aromatico e non troppo piccante)
  • mezza tazza di parmigiano reggiano
  • olio extravergine d'oliva
  • sale

Procedimento : 
Pulite la cicoria eliminando la parte più dura dei gambi e lavandola più volte. Mettete sul fuoco una pentola piena d'acqua e portate ad ebollizione, aggiungete il sale e versate la cicoria lasciandola cuocere per 5 minuti. Nel frattempo in un a padella fate rosolare olio e aglio, aggiungete il peperoncino in quantità a piacere e versate la cicoria ben scolata. Fatela cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti, rigirandola ogni tanto. Riportate a bollore l'acqua di cottura della cicoria (che avrete lasciato nella pentola senza buttarla) e fateci cuocere i vermicelli. Con il minipimer tritate la cicoria assieme al parmigiano aggiungendo olio evo fin quando il pesto non avrà la giusta consistenza. Scolate i vermicelli, rigirateli nel pesto e servite. Se volete aggiungete altro peperoncino tritato alla fine.


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