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sabato 4 maggio 2013

La mia caprese della domenica - quando gli ingredienti fanno tutta la differenza



Oggi è sabato ma è lo stesso, almeno per quel che riguarda questo piatto. E' "solo" una caprese, il mio pranzo fisso della domenica o del sabato, a seconda del giorno in cui posso andare al mio mercato preferito di cui vi ho già parlato mille volte. Il mercato in questione è aperto solo nel week end e ogni volta devo obbligatoriamente prendermi almeno una delle loro mozzarellone di bufala. Sono di una bontà esagerata, non resisto mai e le faccio fuori sempre subito appena torno a casa. Son così buone che non ho mai voglia di usarle per altro che non sia mangiarle al naturale in una caprese. Come tutti i piatti semplici, necessita di ingredienti eccelsi per essere davvero buono. E' solo un accostamento di materie prime, non c'è cottura quindi si può sbagliare solo comprando prodotti di bassa qualità. Ripeterò fino all'ossessione che se la spesa la si fa al super sotto casa comprando le prime cose che capitano sotto mano, è inutile mettersi a fare le grandi manovre in cucina con preparazioni complesse perchè più di tanto non si riusciurà ad ottenere. Per cercare di convincere anche i più reticenti abitudinari della spesa last minute al super, ho pensato di fare un post ad hoc con il piatto che (secondo me) rappresenta questo concetto nel modo più eclatante possibile.


Non serve che scriva la ricetta a fine post come al solito, vero? ;) Basta tagliare a fette sia la mozzarella che i pomodori, poi aggiungere olio e origano. Fine. Ora vi propongo una prova: rifate la caprese prima con una mozzarella di bufala proveniente da qualche caseificio serio (magari campano, laziale o pugliese), con pomodori del contadino di fiducia, olio extra vergine d'oliva di qualità superiore, certificato e prodotto da olive di una stessa singola zona (meglio se toscano o pugliese), e infine un origano estremamente profumato, comprato a rametti essiccati se potete e non già tritato chiuso nelle boccette di vetro di quelle uniche tre aziende che vediamo sempre tra gli scaffali dei negozi. Poi rifate la caprese con una mozzarella già imbustata che trovate nei vari reparti frigo degli alimentari (tipo le Santa Lucia per capirci), un pomodoro preso al super, olio di olive cumunitarie europee o qualche altro oliaccio venduto a basso prezzo tipo Carapelli, e origano in boccetta di vetro di una di quelle 3 aziende che dicevo prima. Vediamo se riuscite più a mangiare quest'ultima caprese adesso... non credo proprio, anzi faticherete a pensare che sia lo stesso piatto e che possa essere chiamato allo stesso modo. Il punto è che finchè non si prova di meglio e si rimane attaccati alle proprie abitudini, non si va avanti e non ci si fida. Il mio coinquilino ha iniziato a mangiare la mozzarella da quando è venuto a vivere qui. Prima non la voleva, era sicuro che non gli piacesse in generale come prodotto. Ma aveva provato solo la Santa Lucia del supermercato perchè sua madre comprava unicamente quella e aveva identificato quel sapore con il sapore della mozzarella. Conseguenza naturale... la mozzarella gli faceva schifo (e dagli torto!). Ora la mozzarella di bufala che vedete in foto è in assoluto il cibo che preferisce tra tutti. E ogni week end quando la mangiamo per pranzo ulula e gira per casa facendo versi anche poco consoni e facilmente equivocabili.

La mia versione della caprese super che vedete in foto è composta in dettaglio da:
- mozzarella di bufala del caseificio laziale "Alan Farm"
- pomodoro dell'azienda agricola bio del mercato di San Teodoro
- olio extra vergine d'oliva toscano Deciso de "La Maliosa"
- origano selvatico raccolto dalla sottoscritta nell'isola greca di Amorgos
L'origano selvatico oltre ad essere bellissmo, ha un profumo molto più intenso. Basta sgretolarne un po' con le dita per farti profumare le mani per alcune ore. Questo poi viene da un isola piccolina, assolata e ventosa, cresce a piccoli cespugli bassi e solo quel clima riesce a dargli un aroma tanto potente. Ne ho una scorta notevole che ero riusciuta ad infilare nella valigia da spedire nella stiva dell'aereo... non potete capire l'odore dei miei vesiti al ritorno una volta recuperati! :)


P.S.: non pensate che i prodotti nominati li abbia indicati per qualche collaborazione o simile. Li ho citati solo perchè li ho veramente usati, perchè li adoro e perchè hanno fatto la differenza aiutandomi a realizzare la mia caprese perfetta :)


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martedì 16 aprile 2013

Le parole del formaggio


 

Sabato ho avuto modo di partecipare alla presentazione di un libro sui formaggi, ma non un libro sulla classificazione dei vari tipi di formaggi come ne esistono molti, bensì una sorta di glossario per appassionati con tutte le parole che servono per descriverlo, che fanno parte della sua storia e dei suoi metodi di produzione, ma anche parole legate alla sua degustazione.


Io sono una grandissima mangiatrice di formaggi, li adoro e so riconoscere a gusto quali ritengo validi e quali no ma spesso (come succede a chi non è esperto) non so spiegare a parole il sapore e non so dire il perchè mi piacciano o meno. Questo libro sicuramente da una mano in questo senso, anche a riconoscere i difetti dei formaggi, a capirli non solo dal gusto ma anche dall'osservazione e dal profumo, riconoscere i mesi di stagionatura e così via.

 

Il libro in questione si chiama appunto "Le parole del formaggio" ed è stato scritto da Bruno Pistoni, noto selezionatore di formaggi, e da sua figlia Emanuela Pistoni, che ha la stessa passione del padre per i formaggi e per il vino. Dentro vi si trovano più di 600 termini che ruotano attorno al mondo del formaggio, alle sue tradizioni, ai suoi profumi e ai suoi sapori.


La presentazione ha avuto luogo all'interno di Bancovino, un piccolo locale delizioso in zona Prati a Roma che non conoscevo. Emanuela Pistoni non a caso è anche la maître fromager di questa piccola "enoteca-cucina". Qui ho notato con piacere che si possono trovare in vendita, disposti a tutta altezza sugli scaffali neri delle pareti, alcuni prodotti selezionati e di qualità che già conoscevo e che trovo davvero ottimi. Fa sempre piacere vedere che ci sono molti posti a Roma in grado di scegliere e proporre al cliente prodotti veramente validi.


Bruno ci ha parlato del libro in modo molto entusiasta ed appassionato, ci ha fornito molti aneddoti, informazioni e qualche chiarimento, come il fatto che quello che i più considerano un difetto di alcuni formaggi stagionati, in realtà è un pregio: i puntini bianchi più compatti che spesso si vedono nel parmigiano ad esempio, sono solo un buon segno! Quando li vedete non li evitate ma fate il contrario :)






















Dopo la presentazione abbiamo degustato alcuni formaggi scelti da Emanuela accompagnati da un calice di Rosa Merlot 2011 di Cantine Lupo. Il tagliere per l'assaggio era composto da:
- ricotta di bufala casertana
- robiola vaccina spalmabile
- brie
- salva di grotta
- comtè
- blu del moncenisio
- crostino di polenta cacio e pepe
Devo dire che ho apprezzato moltissimo tutti i formaggi proposti... magari più avanti quando avrò letto tutto il libro saprò spiegarvi con precisione il perchè ;)

























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domenica 12 agosto 2012

Viaggio in Engadina - III° parte (i formaggi in malga, il ghiacciaio e il relax in Spa)


La seconda giornata in Engandina è stata davvero intensa. L'obiettivo era raggiungere il ghiacciaio di Morteratsch, fermandoci a metà strada per un brunch in malga a base di formaggi (sia mai che perdiamo occasione per mangiare!). Nonostante l'hotel offra una colazione da urlo sia in qualità che in quantità, ci consigliano di tenerci leggeri per l'escursione e per il brunch che, assicurano, sarà molto sostanzioso. Così ci ritroviamo nel cortile dell'hotel per l'assegnazione delle bici.


Ci fanno scegliere tra mountain bike e bici elettrica... sapete già quale ho preso vero? Non avevo mai provato l'elettrica ed ero curiosa di vedere come funzionava, mettiamola così ;) Volendo c'era anche l'opzione carrozza originale dell'800 restaurata e trainata da cavalli con cocchiere in guanti e cilindro ma tutti sembravano desiderosi di fare un po' di movimento tra i boschi. Abbiamo costretto quattro del gruppo a fare il percorso più lungo in carrozza (in realtà non gli è dispiaciuto così tanto) e ci siamo inoltrati in sentieri tra abeti e mucche al pascolo. Abbiate pietà ma non ho fatto giusto 2 foto durante il percorso... vi sfido a fotografare mentre pedalate se ci riuscite. La bici elettrica è una svolta, sembra di volare. Ho dovuto mettere l'opzione "metà della fatica a me e metà a te" perchè mi sentivo troppo in colpa a non fare proprio niente rispetto agli altri in mountain bike che sudavano e rimanevano dietro. E' stata un pedalata piacevolissima con paesaggi alla Heidi, tanta aria buona e fresca dritta in faccia e un odore inebriante di resina d'abete. Arriviamo in malga e quasi non me ne accorgo.


L'edificio è tipico, piccolo, tutto in pietra e legno e col tetto a punta. Davanti ha un grande spiazzo con tavole, panche e ombrelloni nel quale sedersi a degustare i prodotti. Si chiama Alp Schaukaeserei e produce vari tipi di formaggi tra i quali i più caratteristici sono:
- Ricotta Alpzige: con latte di capra, tipica dei pascoli alpini della Svizzera centrale fin dal 1200 e prodotta solo nei mesi estivi. Ad oggi sono pochissimi i casari che si dedicano alla realizzazione di questa chicca (inserita tra i presidi Slowfood).
- Heutaler Alpkäse: prodotto solo con latte proveniente dalla regione del Bernina, in particolare dalla Val da Fain (Heutal) che da il nome al formaggio. Ha una stagionatura da 8 a 16 mesi e un sapore leggermente piccante.
- Gletscher Mutschli: prodotto con latte caldo a circa 31°C e stagionato da 1 a 3 mesi in cantina a 13°C e 98% di umidità.



Per il brunch è previsto un ricchissimo buffet che, oltre ai tantissimi tipi di formaggio, prevede yogurt, burro (non potete capire che meraviglia mai provata era quel burro, me lo sogno ancora di notte), miele, marmellate tra cui molte di frutti di bosco, frutta, carne secca, salumi, una grande varietà di tipi di pane (semplice, a brioche, con frutta secca, con cereali, ecc.) e uova da prepararsi direttamente da soli sul fornelletto a gas.


Potete immaginare quante volte ho fatto avanti e dietro dal tavolo fuori al bancone dentro. La ricottina, il burro, un formaggio erborinato di cui non ricordo il nome e la marmellata ai lamponi mi sono rimasti nel cuore e nello stomaco, giusti giusti per aiutarmi nel percorso che avremmo fatto poco dopo verso il ghiacciaio (mannaggia a me non mi regolo mai).


Affianco al tavolo del buffet c'era lui che lavorava, il casaro dalla barba biondo-rossiccia e dagli occhi dello stesso colore del ghiacciaio che avremmo visto dopo. Maneggiava un pentolone degno di una strega sospeso ad un argano per poterlo posizionare sopra il fuoco. Stava preparando il Gletscher Mutschli di cui vi ho parlato sopra. Qua sotto vi ho messo tutte le foto necessarie per capire il metodo di lavorazione che ha usato.


Una volta tagliato il formaggio a scacchi lo ha lasciato a riposare dentro alle forme, con un cilidro di pietra nera sopra per schiacciarlo e fargli perdere il liquido. Tutto il siero rimasto nel pentolone lo ha messo da parte in dei contenitori perchè lo usano per i bagni di latte. Proprio così, offrono ai clienti anche la possibilità di fare il bagno in una tinozza piena di siero. Ci ha spiegato che fa benissimo alla pelle e ripensandoci effettivamente anche Cleopatra si faceva preparare dei bagni nel latte d'asina.


Noi il bagno non lo abbiamo fatto ma in compenso l'abbiamo bevuto (fa bene anche così). Prima di ripartire sono stati così gentili da farci vedere la piccola cantina nella quale stava riposando lo stesso tipo di formaggio di cui abbiamo visto la produzione. Giusto il tempo di fare due foto perchè a stare troppo tempo lì dentro c'era da ammalarsi... la cantina deve essere fredda e umida, così tanto da avere le pareti completamente bagnate e gocciolanti.


E con la pancia piena abbiamo iniziato la salita al maestoso Morteratsch. Il sentiero segue un torrente che ovviamente nasce dal ghiacciaio, come ci nascono le decine di cascatelle che si vedono scorrere tra alberi e rocce lungo tutto il percorso. Abbiamo incontrato anche numerose pareti per fare arrampicata e deviazioni per rifugi ancora più ad alta quota.


Durante il percorso ci hanno raccontato la storia-leggenda che sta dietro al nome Morteratsch, una sorta di Romeo e Giulietta in versione alpina: un giovane pastore di nome Aratsch amava la figlia di un ricco mercante, che ovviamente non poteva sposare per motivi economici. Così si arruolò per fare il soldato ma la ragazza, credendolo morto, morì di crepacuore. Quando tornò, disperato si diresse verso il ghiacciaio lasciandosi cadere da un precipizio. Si dice che il fantasma della ragazza iniziò ad aggirarsi per il ghiacciaio cercando il suo amato e urlando "Mort Aratsch" da cui deriva appunto il nome Morteratsch.


Più si sale più il panorama si fa brullo, fino ad arrivare alla base del ghiacciaio completamente grigia e rocciosa, tipo terreno lunare. Era molto caldo, c'è chi stava in pantaloncini e canotta, ma il sole a quell'altezza non perdona. Io ero parita con pantaloni e maniche lunghe e nonostate tutto sono riuscita a scottarmi. Cosa? Le mani! Non ci si crede. A forza di star con le braccia alzate a far foto mi sono spellata il dorso della mani, roba da farmi sfottere da tutti. In compenso c'è stato chi ha fatto molto peggio tornando in hotel con la forma della canotta e dei pantaloncini stampati a mo di body painting... non sono stata l'unica a non pensare alla crema solare al momento di fare la valigia :) In origine il ghiacciaio arrivava direttamente alla malga, mentre ora per raggiungerlo ci vuole più di un’ora di cammino. Si è sciolto molto soprattutto negli ultimi 5 anni, quando bastava mezzora per arrivare alla fine della lingua (discorso ambientalista sul riscaldamento globale ovviamente sottointeso e sottolineato).


Il ghiacciaio d'estate è ricoperto da una sottile patina di terriccio roccioso che lo rende grigiastro ma le parti frastagliate che si rompono mostrano tutto il loro candore celeste. Noi ci siamo fermati qui ad ammirarlo per un po' ma volendo, con l'attrezzatura adeguata, si poteva salire direttamente sulla lingua (se vedete bene nelle foto si vedono delle persone che stanno salendo). Dicono che ci siano anche delle piccole grotte sotto al ghiaccio. 


Tornata in hotel mi riposo una mezzora in camera, poi vado in Spa direttamente in accappatoio e ciabatte (tanto è solo al piano di sotto). E' una struttura di 2000 metri quadri aggiunta solo di recente al resto dell'hotel. Ci sono 13 stanze nelle quali vengono proposti una ventina di trattamenti e massaggi diversi, un'area dedicata all'estetica con solarium, parrucchieri, manicure, estetisti, truccatori e una "Private Spa Suite" per due persone nella quale fare il bagno Rasul (una cerimonia del bagno a vapore secondo la tradizione orientale). Io avevo un massaggio prenotato, dopo quella camminata ci stava tutto. La ragazza, gentilissima e molto delicata, mi chiede se preferisco gambe e piedi o schiena e collo. Scelgo la seconda opzione perchè voglio proprio rilassarmi. Mi porta in una stanzetta tutta bianca abbellita da piccole orchidee e mi fa scegliere la temperatura, la musica, il volume, il grado di forza del trattamento e il tipo di lozione: o una crema per rendere la pelle morbida come quella di un bambino o un olio ricavato da erbe alpine. Scelgo l'olio e il suo profumo mi piace così tanto che non resisto e sbircio la marca: Alpienne. Scopro poi che tutta la spa utilizza unicamente i suoi prodotti perchè naturali e ricavati da erbe cresciute allo stato selvatico e lavorate a mano (anche il meraviglioso olio alla rosa che mi avevano fatto trovare in stanza era loro).


Il massaggio dura mezzora e la ragazza è così brava che quasi mi addormento nonstante il trattamento sia forte. Mi avvisa che il massaggio è finito parlandomi vicino all'orecchio con una voce leggerissima, come se mi dovesse delicatamente svegliare dal sonno. Mi lascia qualche minuto in stanza da sola per riprendere coscienza (stavo in un altro mondo) e mi va a preparare un tè. Me lo serve assieme della frutta essicata, nella stanzetta relax dedicata al post-trattamento, mentre mi siedo su una delle lunghe poltrone bianche con tavolinetto incorporato. E come se non bastasse mi porta un cuscino caldo per il collo imbevuto di oli essenziali profumati.


E dopo il tè... piscina! Nuotare al caldo avendo davanti le Alpi è qualcosa di estremamente gustoso, tanto più con un impianto che diffonde la musica sott'acqua. Quando si vuole ci si può rinfrescare a bordo piscina con acqua e frutta secca come fichi, datteri, albicocche e prugne (albicocche e datteri davvero superlativi).


Si può andare a prendere il sole nel prato antistante o buttarsi nell' altra piscina idromassaggio con Jacuzzi, docce a spruzzo e a cascata da azionare con pulsanti disposti direttamente dentro la piscina.


Affianco alla piscina c'è una sala relax con camino in vetro che lascia intravedere da parte a parte. E' una sala estremamente accogliente e molto calda, con letti nel quale poter fare un pisolino direttamente in costume o in accapatoio senza doversi far la doccia e ritornare in camera nel caso si volesse continuare ad usufruire della Spa.


Come per il ristorante e la sala giochi, c'è una piscina a parte anche per bambini con scivolo e giochi d'acqua, mentre gli adulti più sportivi possono usufruire di una palestra attrezzata e di una sala yoga volendo anche con personal trainer... il tutto sempre con vista panoramica ;)


In una zona apparte c'è l'area sauna divisa tra donne, uomini e mista: si può scegliere tra sauna classica finlandese (calda secca da 80° a 90°), bio-sauna (con aroma e cromo terapia, calda umida a 55°C), bagno turco in grotta
 (45° e umidità al 100%) e grotta salina (50°C e aria umido-salata). Non ho fatto foto alle ultime due e potete facilmente immaginare il perchè: umidità al 100% = obiettivo appannato in mezzo secondo scarso.


Il corridoio che porta alle saune è stato attrezzato con un percorso Kneipp
 che alterna piccole vasche di acqua calda e fredda nel quale camminare per il benessere di gambe e piedi.


E poi c'è la mia preferita, la sala relax-floating, nella quale si galleggia con acqua a 34°C, pochissima luce, la musica che proviene dal fondale e il soffitto con proiezioni rilassanti delle onde dell'acqua. Me la sono goduta a lungo, da sola e più volte. Gli altri ospiti dell'hotel sembravano preferire saune e idromassaggi... meglio per me ;)


Sarei rimasta nella Spa per sempre ma c'era una degustazione di vini svizzeri e una cena al ristorante Kronenstübli (stellato Michelin) ad aspettarmi, di cui però vi parlerò nella prossima puntata... mi sento tipo Beautiful ormai!

P.S.: se vi siete persi il resto trovate le puntate precedenti qui e qui.



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giovedì 12 luglio 2012

La Puglia e le sue eccellenze all'Hotel St Regis



Sono in ritardissimo con questo post (strano eh?) ma il motivo è più che valido: sono stata impegnata con un viaggio enogastronomico da favola dalle parti di St. Moritz che presto vi racconterò. Questo è stato uno degli eventi della serie "Per tutti i gusti", organizzati da Carlo Vischi, eventi nei quali viene presentata una regione con i suoi prodotti e produttori d'eccellenza. Questa volta era il turno della Puglia con l'Hotel St. Regis e il suo ristorante Vivendo come location, un lussuoso albergo a pochi metri da piazza della Repubblica.


Abbiamo iniziato con una dimostrazione di cake design da parte di Giusy Verni, pugliese con esperienza americana in tema di pasta di zucchero e con un'attività aperta nella sua regione d'origine. Ha realizzato una torta a tema ricreando una sorta di tovaglia con un piatto di orecchiette, olive e taralli, tutti in zucchero. E' stato interessante vedere quali sono i materiali commestibili con cui realizzare queste composizioni e come superare i problemi pratici del fissaggio e della durata nel tempo. Ci ha mostrato la ghiaccia reale (un mix di albumi e zucchero) utilizzabile come collante per i decori e per non far scivolare la torta nel piatto, ci ha insegnato come lavorare la pasta di zucchero (che non va mai messa in frigo altrimenti si ammordisce con l'umidità) e ci ha svelato che per mantenere la torta il più a lungo possibile bisogna rivestire il pan di spagna di crema al burro in modo da isolare l'interno dal rivestimento decorato. Tutto questo mi ha incuriosito molto in quanto sono tecniche made in Usa molto distanti dal nostro modo di fare torte più "casarecce" ed imprecise. Però mi ha fatto anche pensare alla dose di dolcezza molto forte che una preparazione di questo tipo necessita per le motivazione dette prima. Nonostante le precauzioni prese da Giusy per non renderla eccessiva penso che questo tipo di torte non faccia per me, d'altronde se nei dolci mi piace tantissimo l'asprigno dei frutti di bosco...


Poi è stato il turno della pasta, rappresentata in modo eccelso dal pastificio salentino Benedetto Cavalieri (di cui vi parlerò meglio tra poco) e dalle orecchiette fatte a mano da Sara Latagliata, una neoblogger che vuole diventare chef e che sta cercando di riportare in auge delle cene pugliesi in stile medioevale associandole ad altre espressioni artistiche dell'epoca.


A vederle fare da lei sembrano facili, ma dubito che lo siano realmente... prima o poi proverò! Il segreto sta nel saper fare il giusto movimento con il coltello per arricciarle, e poi con le dita per rovesciarle.


Il vino era quello della casa vinicola Tormaresca (pugliese ovviamente) che ci ha dissetato con queste bottiglie: Puglia IGT Chardonnay 2011, Salento IGT Fiano Roycello 2011, Puglia IGT Rosso Neprica 2010,Salento IGT Primitivo 2010 e Moscato di Trani Kaloro 2008.


Poi siamo passati all'antipasto servito in quella che era la champagnerie dell'hotel, rinnovata e adibita a sala del ristorante mantenendo le tonalità dell'oro e del beige, e con dei punti luce simili a calici rovesciati che scendono da una sorta di vassoio decorato attaccato al soffito.


Qui l'ha fatta da regina indiscussa la burrata del caseificio Dicecca di Altamura, in mano alla stessa famiglia da quattro generazioni. Se sapessi scrivere componimenti farei un ode a questa prelibatezza: niente a che vedere con le burrate di qua, nessun tono acido, sapore e consistenza cremosissimi dell'interno, quantità spropositate di latte che fuoriescono ad ogni ferita da forchetta inferta, e parte esterna resistente ma assolutamente non dura come quelle a cui siamo abituati. Me ne son mangiate tre (ma si può???). Ma i Dicecca non si limitano alla burrata e ci hanno portato persino la loro ricotta... anche in questo caso una cosa meravigliosa, che ve lo dico a fà! Poi tenete conto che io sono una cheese addicted di quelle senza ritorno. Il resto dell'antipasto era composto da focacce e bicchierini con polpo e patate al basilico.


E dopo tre burrate sono passata alla cena vera e propria preparata dallo chef dell'hotel (si lo so faccio schifo): 
- ruote pazze del Pastificio Cavalieri con passata di pomodoro, cacioricotta grattuggiato e basilico fresco (2 piattini spazzolati)
- orecchiette con vongole e alici (come ormai sapete non mangio molluschi quindi le ho solo fotografate)
-  filetto di agnello con patate e salsa al pistacchio (3 piattini grazie!)
- spuma di ciliegie con gelato di ricotta e tarallo dolce come base (3 se non 4 porzioni, un dolce davvero particolare e attraente)


E il bello è che la parte migliore arriva adesso: sto per andarmene, saluto tutti, ringrazio, faccio i complimenti, mi avvicino all'uscita, e lì c'è il signor Andrea Cavalieri in persona che mi omaggia della sua pasta. Con tono gentile e voce bassa dice: "è una pasta speciale, bisogna aspettare molti minuti perchè sia pronta" poi quasi come per scusarsi per la lunga cottura prevista aggiunge: "fidatevi e abbiate pazienza, vedrete che vi ripagherà". Le ruote le avevo provate durante la cena e ne ero rimasta positivamente colpita, ma una volta a casa provare gli spaghettoni, lunghissimi e spessi come bucatini (ma senza foro, tutta sostanza) è stato amore supremo. Mai provata una pasta così: con la curva da essiccatura intatta, porosissima, durante la cottura rilascia una finissima patina vellutata che la rende perfetta appena scolata, come se fosse già stata mantecata in padella o addirittura risottata. Questa morbidezza della parte esterna dello spaghettone si sente subito in bocca, seguita velocemente dalla consistenza al dente della parte più interna. E' di cottura lenta, siamo sui 16 minuti, ma li vale tutti, ne varrebbe pure 30. Nella confezione ci sono le istruzioni per l'uso, ad indicare che non è uno spaghetto per comuni mortali: sale marino, seguire la cottura senza allontanarsi dai fornelli e mescolando spesso (per via di quella cremosità che vi dicevo si attacca facilmente alla pentola), tenere l'acqua sempre in ebollizione (non è una pasta da cottura passiva per la quale si può risparmiare gas). I 16 minuti sono un po' indicativi, nel senso che non è il caso di mettere il timer ma è bene provarla per constatarne la cottura. E come ultima indicazione precisano: "servite subito, sua maestà la pasta non può attendere!" E hanno ragione, lo spaghettone Cavalieri è veramente il re della pasta, il più buono che abbia mai mangiato.




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sabato 17 dicembre 2011

Risotto al blue stilton con noci e miele di castagno per il mio primo blogcompleanno


Il mio blog è giovanissimo e oggi compie il suo primo anno di vita. Lo aprii esattamente il 17 dicembre dell'anno scorso, un venerdì, contro ogni atto scaramantico (in realtà non mi ero nemmeno accorta del fatto che fosse un venerdì 17 quando ho iniziato a scrivere!). Comunque, a riprova che a me delle fortune, sfortune, sfighe e scaramanzie varie non mi importa proprio niente, questo numeretto mi ha portato bene perchè devo dire che nell'anno appena trascorso il blog è stato apprezzato, è cresciuto, mi ha permesso di fare esperienze nuove, di conoscere gente interessante e di iniziare belle collaborazioni. Come ogni compleanno che si rispetti ci vorrebbe una torta... e invece no, niente dolce, perchè oggi ceno da sola, ho la casa tutta per me e dopo 2 settimane di commissioni dolciarie mi sono momentaneamente rotta di preparare dessert vari (lo avreste mai detto?). Mi concedo uno dei miei tanto amati risotti, quello più ignorante, supercalorico ed invenale. L'ingrediente principale è forse il mio formaggio preferito in assoluto, il Blue Stilton, che mi sono autoregalata in un pezzetto da due etti di ben 13 euro (mortacci quanto costa!). Lo stilton viene dall'Inghilterra e quasi tutti gli italiani lo paragonano al gorgonzola per via delle muffette grigiastre che hanno in comune... ma vi prego non osate dirmi in faccia che hanno lo stesso sapore altrimenti sarei in grado di uccidere.


Gli inglesi usano mangiarlo a fine pasto accompagnato da un bicchiere di porto. L'Inghilterra non è famosa per la sua produzione di formaggi, i primi in questo siamo noi italiani e i francesi, ma in questo caso vale proprio il detto "poco ma buono" perchè lo stilton è eccezionale ed ha anche avuto l'onore di ricevere il P.D.O. (l'equivalente europeo del nostro D.O.P.). Per essere definito tale, lo stilton dev'essere prodotto unicamente nelle tre regioni del Derbyshire, del Leicestershire e del Nottinghamshire con latte locale pastorizzato, non dev'essere pressato e deve avere delle venature grigio-bluastre che partono a raggera dal centro della forma cilindrica. Per la creazione della crosta viene fatto riposare circa sei settimane dopo di che è pronto per essere bucato con speciali puntine di acciaio inossidabile in modo da permette all’aria di entrare e creare le famose venature blu. Dopo nove settimane di maturazione il formaggio è pronto ed ogni forma pesa circa 8 kg. Esistono solo sei caseifici al mondo autorizzati a produrre lo Stilton e per farne una sola forma servono ben 78 litri di latte. Esiste anche lo Stilton bianco, prodotto nello stesso modo di quello blu ma senza praticare i fori evitando così la formazione delle muffe. Risulta molto più cremoso, meno piccante, e viene utilizzato come ingrediente per alcuni dolci. 


Dosi per : 1 (questa volta l'ho preparato solo per me!)
Difficoltà : facile    Tempo : 30 min
Ingredienti :
  • 80 gr di riso carnaroli
  • 1 spicchio d'aglio
  • 4-5 noci
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 60-70 gr di blue stilton
  • brodo vegetale
  • 1 cucchiaino di miele di castagno
  • olio d'oliva    
  • pepe     
Procedimento :
Preparate il brodo con le verdure oppure con il dado bio se avete fretta. In una padella scaldate l'olio con l'aglio per qualche minuto, poi togliete l'aglio e aggiungete i gherigli delle noci tritati grossolanamente. Dopo 1-2 minuti aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche altro minuto. Sfumate con il vino, salate, pepate ed iniziare ad aggiungere il brodo bollente. Versate il brodo un po' alla volta e fatelo assorbire. 2 minuti prima della fine cottura del riso, aggiungete lo stilton tagliato a cubetti e fatelo fondere completamente. Impiattate e con un cucchiaino fate colare sopra ad ogni piatto un po' di miele di castagno.

Vi lascio con il link all'ultimo post di un blog che seguo da un po' e che trovo molto interessante. In questo post c'è una sorta di guida per capire verso quale tipo di formaggio si è più orientati, a seconda degli odori e dei sapori che preferiamo... mi sembra una cosa ottima per chiudere questa ricetta. Buon formaggio a tutti!


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lunedì 9 maggio 2011

Pizza di formaggio pasquale allo yogurt


Son passate due settimane da Pasqua e come avrete notato questa volta me la sono presa comoda! Talmente comoda che nella pizza di formaggio che vedete sopra non ho messo mano... è uscita direttamente dal forno di mia mamma. ;-) Mi sono limitata a fare le foto e mangiarla, e non mi è dispiaciuto affatto! La pizza di formaggio è una preparazione tipica marchigiana ed umbra del periodo pasquale e si mangia al posto del pane per accompagnare i salumi (con la lonza è "la morte sua"!). Viene chiamata pizza ma in realtà ha la forma di un panettone in miniatura e per prepararla serve uno stampo da forno rotondo, stretto ed alto. La ricetta originale prevede un tempo di lievitazione lungo dovuto al lievito di birra e la pizza alla fine risulta compatta e tosta.


Dato che mia madre preferisce di gran lunga impasti soffici e veloci, ha seguito una ricetta che prevede un procedimento diverso e l'utilizzo dello yogurt. Inoltre le dosi degli ingredienti hanno come unità di misura il "vasetto" al posto di grammi o decilitri, nel senso che dopo aver utilizzato lo yogurt si misurano i restanti ingredienti versandoli nel vasetto rimasto vuoto. Questo rende tutto più semplice e veloce anche per chi ha problemi con le unità di misura e con i misurini!


Dosi per : 6      Difficoltà : media     Tempo : 50-60 min
Ingredienti :
  • 1 vasetto di yogurt bianco
  • 3 uova
  • 1/2 vasetto di olio di semi
  • 1 vasetto di pecorino romano grattugiato
  • 1 vasetto di parmigiano reggiano grattugiato
  • 3 vasetti di farina
  • 100 gr di emmental
  • 1 bustina di lievito per pizza
  • 5 o 6 noci
  • sale
  • pepe
Procedimento : 
Mettete le uova in un mixer e iniziate a mescolare. Continuando a girare aggiungete lo yogurt, la farina setacciata con il lievito, l'olio, il pecorino e il parmigiano. Volendo potete aggiungere anche dei gherigli di noce tritati grossolanamente. Salate e pepate a piacere. Stendete il composto ottenuto su una spianatoia leggermente infarinata (per non far attaccare l'impasto) e versate sopra l'emmental tagliato a dadini lasciandone da parte qualche pezzetto. Arrotolate il tutto e mettetelo in uno stampo di circa 15 cm di diametro precedentemente imburrato e infarinato. Aggiungete i dadini tenuti da parte sopra il composto premendo leggermente per farli entrare un po' nell'impasto. Infornate a forno preriscaldato a 180° per 30-40 minuti. A fine cottura lasciate raffreddare la pizza, poi staccatela dallo stampo capovolgendolo e dando dei leggeri colpi sul fondo.


Come immaginerete ho sfruttato il periodo festivo appena passato per rimanere alcuni giorni in più nella mia regione anche se il tempo non è stato affatto clemente. Pioggia, un po' di foschia e freddo mi hanno accompagnato fino al giorno prima della partenza (strano vero?!) e a pasquetta il tempo ha dato il meglio di sè. Abbiamo comunque deciso di fare dei giri nell'interno maceratese visitando Sarnano, Belforte del Chienti e Montefano passando per strade secondarie e di campagna.


Avevo visitato Sarnano da piccola ma non mi ricordavo praticamente nulla. E' stato come andarci per la prima volta e devo dire che è veramente delizioso, curato nei minimi dettagli e ricoperto quasi completamente di mattoncini, dalle pareti esterne degli edifici, alle pavimentazioni, agli interni di ristoranti e negozi. E' un paese in salita che si forma attorno a vicoli, scalette e piazze minuscole e bisogna decisamente avere gambe buone per viverci.


Belforte del Chienti invece l'ho trovato troppo freddo e preciso, restaurato ma troppo ripulito e a volte sembra proprio che si sia cercato di ricreare quello che era impossibilie recuperare dando quell'effetto di finto antico che è invece evidentemente moderno (ce se ne rende conto subito nella piazza principale guardando l'orologio e la merdiana nel campanile del municipio). Mi sono invece piaciute molto le abitazioni originali di pietra nelle quali vengono accostati massi di colori diversi che variano dal grigio scuro all'arancio.


In ogni uscita che si rispetti non mancano mai incontri con animali socievoli e vivaci e questa è stata la volta di due gatti, uno rosso e uno nero, usciti dello studio di un pittore. Avevano il pelo che emanava un fortissimo odore di smalti e vernici e sbirciando dalla finestra da cui sono usciti ho intravisto una scrivania  in legno grezzo piena di barattoli di latta e pennelli.


Inoltre non manco mai di dare un'occhio alle piante e ai fiori che incontro e a Belforte del Chienti ho trovato una serie di stupende piate grasse messe a decorare il muretto di confine di una casa.



Un'altra mia fissazione fotografica sono i portoni di legno vecchi e rovinati e chi ha visitato anche solo l'home page del mio sito personale se ne è decisamente accorto! Li trovo stupendi (soprattutto quelli a cui si sta sgretolando la vernice rivelando i disegni e le linee del legno sottostante) e questi paesini ne sono naturalmente pieni. So che sono rovinati e avrebbero bisogno di essere riverniciati ma da parte mia spero non vengano mai risitemati!

  
Lungo il percorso ho avuto modo di vedere molti colori ma sicuramente i dominanti erano il giallo, il verde e il viola. Abbiamo notato una quantità enorme di campi coltivati pieni di fiorellini gialli limone e molti fiori, di cui non conosco il nome, nati spontaneamente ai bordi delle strade di campagna...inutile dire che ne abbiamo raccolti un po' per riempire il vaso vuoto nell'ingresso di casa, anche se di certo in questo periodo il colore lilla non ci manca...abbiamo un enorme glicine fiorito arrampicato su tutta la ringhiera del giardino!

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