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sabato 4 maggio 2013

La mia caprese della domenica - quando gli ingredienti fanno tutta la differenza



Oggi è sabato ma è lo stesso, almeno per quel che riguarda questo piatto. E' "solo" una caprese, il mio pranzo fisso della domenica o del sabato, a seconda del giorno in cui posso andare al mio mercato preferito di cui vi ho già parlato mille volte. Il mercato in questione è aperto solo nel week end e ogni volta devo obbligatoriamente prendermi almeno una delle loro mozzarellone di bufala. Sono di una bontà esagerata, non resisto mai e le faccio fuori sempre subito appena torno a casa. Son così buone che non ho mai voglia di usarle per altro che non sia mangiarle al naturale in una caprese. Come tutti i piatti semplici, necessita di ingredienti eccelsi per essere davvero buono. E' solo un accostamento di materie prime, non c'è cottura quindi si può sbagliare solo comprando prodotti di bassa qualità. Ripeterò fino all'ossessione che se la spesa la si fa al super sotto casa comprando le prime cose che capitano sotto mano, è inutile mettersi a fare le grandi manovre in cucina con preparazioni complesse perchè più di tanto non si riusciurà ad ottenere. Per cercare di convincere anche i più reticenti abitudinari della spesa last minute al super, ho pensato di fare un post ad hoc con il piatto che (secondo me) rappresenta questo concetto nel modo più eclatante possibile.


Non serve che scriva la ricetta a fine post come al solito, vero? ;) Basta tagliare a fette sia la mozzarella che i pomodori, poi aggiungere olio e origano. Fine. Ora vi propongo una prova: rifate la caprese prima con una mozzarella di bufala proveniente da qualche caseificio serio (magari campano, laziale o pugliese), con pomodori del contadino di fiducia, olio extra vergine d'oliva di qualità superiore, certificato e prodotto da olive di una stessa singola zona (meglio se toscano o pugliese), e infine un origano estremamente profumato, comprato a rametti essiccati se potete e non già tritato chiuso nelle boccette di vetro di quelle uniche tre aziende che vediamo sempre tra gli scaffali dei negozi. Poi rifate la caprese con una mozzarella già imbustata che trovate nei vari reparti frigo degli alimentari (tipo le Santa Lucia per capirci), un pomodoro preso al super, olio di olive cumunitarie europee o qualche altro oliaccio venduto a basso prezzo tipo Carapelli, e origano in boccetta di vetro di una di quelle 3 aziende che dicevo prima. Vediamo se riuscite più a mangiare quest'ultima caprese adesso... non credo proprio, anzi faticherete a pensare che sia lo stesso piatto e che possa essere chiamato allo stesso modo. Il punto è che finchè non si prova di meglio e si rimane attaccati alle proprie abitudini, non si va avanti e non ci si fida. Il mio coinquilino ha iniziato a mangiare la mozzarella da quando è venuto a vivere qui. Prima non la voleva, era sicuro che non gli piacesse in generale come prodotto. Ma aveva provato solo la Santa Lucia del supermercato perchè sua madre comprava unicamente quella e aveva identificato quel sapore con il sapore della mozzarella. Conseguenza naturale... la mozzarella gli faceva schifo (e dagli torto!). Ora la mozzarella di bufala che vedete in foto è in assoluto il cibo che preferisce tra tutti. E ogni week end quando la mangiamo per pranzo ulula e gira per casa facendo versi anche poco consoni e facilmente equivocabili.

La mia versione della caprese super che vedete in foto è composta in dettaglio da:
- mozzarella di bufala del caseificio laziale "Alan Farm"
- pomodoro dell'azienda agricola bio del mercato di San Teodoro
- olio extra vergine d'oliva toscano Deciso de "La Maliosa"
- origano selvatico raccolto dalla sottoscritta nell'isola greca di Amorgos
L'origano selvatico oltre ad essere bellissmo, ha un profumo molto più intenso. Basta sgretolarne un po' con le dita per farti profumare le mani per alcune ore. Questo poi viene da un isola piccolina, assolata e ventosa, cresce a piccoli cespugli bassi e solo quel clima riesce a dargli un aroma tanto potente. Ne ho una scorta notevole che ero riusciuta ad infilare nella valigia da spedire nella stiva dell'aereo... non potete capire l'odore dei miei vesiti al ritorno una volta recuperati! :)


P.S.: non pensate che i prodotti nominati li abbia indicati per qualche collaborazione o simile. Li ho citati solo perchè li ho veramente usati, perchè li adoro e perchè hanno fatto la differenza aiutandomi a realizzare la mia caprese perfetta :)


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giovedì 31 maggio 2012

Ravioli con pesto di rucola ed erbe aromatiche al profumo di limone


In uno degli ultimi post vi avevo detto quanto mi dispiaceva dare poco spazio alla pasta nel blog, spazio che invece trova quotidianamente nel mio stomaco. Per questo oggi vi propongo un'altro dei primi che adoro, a base di pesto di rucola (che è più o meno il modo in cui faccio finire questa erbetta amarognola ogni volta che la riporto dal mercato). In questo caso ho arricchito il pesto con altre erbette profumate e ho dato al tutto un forte aroma di limone perchè trovo che il suo sapore aspro riesca a smorzare l'amaro della rucola senza coprirne il sapore. E poi il limone rende tutto così deliziosamente fresco e profumato che questo piatto ti conquista già dall'odore. Per il pesto di rucola personalmente preferisco usare le mandorle al posto dei pinoli perchè essendo più dolci rendono la rucola meno "aggressiva". Questa volta invece, avendo scelto anche altre erbe, li ho usati entrambi. Come faccio sempre nel periodo primaverile-estivo, ho usato l'aglietto fresco, più leggero e profumato di quello a spicchi. La fogliolina di basilico che ho messo sopra al piatto invece è solo decorativa... avevo usato le altre erbette per il pesto e mi ero dimenticata di lasciarne qualche foglia da parte! ;)


I ravioli di questo piatto sono merito del solito grafico che gira per casa, io mi sono limitata a preparare il pesto: lui si diverte spesso con le preparazioni tradizionali e passa le domeniche pomeriggio impastando uova e farina... io al contrario mi diletto molto di più cercando abbinamenti per sughi e condimenti. Se invece vi state chiedendo cosa sia quella verdura verde e magenta che vedete nelle foto, beh, sono solo i gambi di scarto degli spinaci usati per il ripieno dei ravioli. Erano talmente belli che non ho resistito ad inserirli nell'inquadratura per fotografarli... mi faceva un non so che buttarli via.


Questi ravioli con la loro ricetta sono stati donati virtualmente ad un blog nato da poco, quello delle cucine Lube (la famosa azienda, marchigiana come me, che produce cucine di alta qualità). Hanno pensato di dedicare uno spazio alle ricette di alcune blogger e, per l'occasione, mi hanno chiesto di raccontare brevemente quello che è per me la cucina (non in senso teorico ma intesa come ala della casa nella quale preparare da mangiare). La cosa simpatica è stata cercare, tra i modelli da loro proposti, la cucina che più si avvicina alla mia idea ed accoppiarla al racconto.

 

Il mio sogno totale ed assoluto in realtà sarebbe avere un grande loft che faccia contemporaneamente da studio fotografico e cucina, pieno di finestroni enormi da cui può entrare tutta la luce naturale di cui ho bisogno per le foto (uso spessissimo i flash esterni ma la luce naturale è sempre quella che mi entusiasma di più), diviso a metà solo da un lungo tavolo di legno in cui mangiare. Però una cucina così in realtà non si potrebbe nemmeno definire "cucina" e sarebbe una spazio totalmente personale da costruire ad hoc. Se devo invece pensare a come vorrei una cucina "normale", quello che mi immagino lo potete leggere a questo link dove trovate l'articolo completo e potete vedere la cucina che ho scelto.


Vi riporto l'articolo anche qui:
"Per me la cucina, intesa come spazio fisico e pratico nel quale cucinare, è quello che non ho e che vorrei avere, è un desiderio di comodità e praticità, di luce ed aria, di grandi scompartimenti da utilizzare per riporre le tantissime stoviglie e la quantità insana di prodotti che servono a mantenere sempre fornita la mia dispensa di foodblogger (non si sa mai quando potrebbe venirti voglia di marmellata di cachi!). Vivere a Roma, in un piccolo appartamento abbastanza centrale, cercando di non pagare una fortuna di affitto, non permette di poter avere una cucina così ampia ma permette pur sempre di potersela immaginare. E allora nella mia mente prende forma una grande stanza quadrata, dai colori neutri e caldi come un bianco panna o un beige arricchiti da inserti in legno grezzo, con più finestre di cui una rigorosamente davanti al lavello, con un'isola centrale e una sorta di graticcia che scende dall'alto per appendere pentole, padelle e quant'altro sia utile da avere subito a portata di mano. E poi un forno ad altezza braccia e non ad altezza piedi, un frigo enorme a doppia anta con il freezer a cassettoni in basso, un piano cottura con almeno 6 punti fuoco distanti tra loro per accogliere anche le pentole più capienti, ed infine una marea di scompartimenti da riempire. Mi piacerebbe avere anche un ripiano bianco libero vicino ad una delle finestre, nel quale preparare i mini set per le mie fotografie di food. Mi piacerebbe anche... anzi no, la finisco qui perchè già questo sarebbe tantissimo considerando da come parto adesso. ;) In particolare mi piacerebbe avere tutto questo quando preparo ricette lunghe e complesse, formate da più preparazioni che devono avere il loro spazio per riposare o raffreddarsi contemporaneamente. L'altra domenica era una giornata di quelle da dimenticare, con pioggia e temperature ostiche nonostante il mese di maggio avanzato... e allora si rimane in casa e ci si mette a preparare qualcosa che occupi tempo e tiri su il morale: ravioli! Vi giuro che farne tanti senza un posto decente per appoggiare la spianatoia, dovendo mettere in bilico i vassoi nei quali posizionarli, facendo pile improbabili nel congelatore per conservare quelli in più, e ritrovandosi la farina fin negli angoli più impensati, è abbastanza fastidioso per dirla in modo gentile. E allora una volta finito tutto, prima di rimettersi subito a sistemare perchè hai dovuto occupare anche il tavolo sul quale dovrai mangiare, ti fermi mezzo secondo e pensi a quella cucina bianca... poi mangi i tuoi ravioli, magari conditi con un pesto aromatico, e sei ancora più soddisfatta perchè sono buoni come non mai e perchè sei consapevole di averli preparati in due metri quadri!"


Dosi per : 4 persone    Difficoltà : media    Tempo : 20 min + 45 min di preparazione dei ravioli
Ingredienti per i ravioli :
  • 300gr di farina
  • 3 uova
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 500gr di spinaci freschi
  • 200gr di ricotta di pecora
  • 25gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • sale
Ingredienti per il pesto :
  • 100 gr di rucola
  • 3 rametti di mentuccia fresca (volendo va bene anche secca)
  • 2 rametti di timo fresco (volendo va bene anche secco)
  • 2 limoni bio
  • 2 manciate di mandorle intere spellate
  • 1 manciata di pinoli
  • 30 gr di parmigiano reggiano
  • un pezzetto di aglio fresco (oppure 1 spicchio di aglio secco)
  • olio extravergine d'oliva qb
  • sale
Procedimento : 
Per i ravioli - per fare il ripieno mondate e lavate gli spinaci, fateli cuocere in pochissima acqua bollente leggermente salata per 5 minuti, poi scolateli, strizzateli e tritateli. Lavorate la ricotta con un cucchiaio fino a farla diventare cremosa e amalgamatela con gli spinaci, il parmigiano, il tuorlo d'uovo e una presa di sale. Per fare la pasta disponete la farina a fontana sulla spianatoia, sgusciate le uova e versatele al centro, sbattetele con la forchetta e poi impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo (se avete un'impastatrice basta versare farina e uova e aspettare che l'impasto sia pronto). Stendete l'impasto con il matterello creando una sfoglia sottile sulla spianatoia precedentemente infarinata oppure usate la macchina per la pasta per ottenere una sfoglia dello spessore che preferite (cercate di farla sottile ma senza esagerare altrimenti i ravioli rischeranno di rompersi durante la cottura). Ritagliate dei rettangoli di sfoglia utilizzando l'apposita rotella dentata e disponete al centro un cucchiaino di ripieno. Se volete realizzare dei ravioli grandi come quelli in foto, fate dei ritagli abbastanza grandi ed utilizzate per ognuno un cucchiaio grande di ripeno. Piegate ogni rettagolo a metà rispetto al lato lungo e schiacciate bene i bordi per farli saldare tra loro, ottenendo così dei ravioli quadrati ripieni.

Per il pesto - In una padella tostate mandorle e pinoli fino a renderli leggermente dorati. Nel frattempo grattugiate il parmigiano e lavate la rucola. Grattugiate la scorza dei limoni facendo attenzione a non prendere anche la parte bianca, poi lasciatene 1/3 da parte. Con l'aiuto di un minipimer o di un frullatore tritate la rucola assieme alle mandorle, ai pinoli, alle foglie di mentuccia, al timo, ai 2/3 di scorza di limone, al parmigiano all'aglio e ad abbondante olio. Mano a mano che frullate provate il pesto per vedere se è il caso di aggiungere un po' di sale o altro olio. Se siete più tradizionalisti e pazienti di me ovviamente potete fare tutta questa operazione al mortaio.

Cuocete i ravioli in acqua bollente salata e scolateli uno ad uno delicatamente. Impiattate versando un po' di pesto sul fondo del piatto, poi adagiandovi sopra i ravioli, e ricoprendo con altro pesto. Se vi sembra che il pesto sia troppo denso potete allungarlo un po' con l'acqua di cottura dei ravioli. Infine versate sopra ogni piatto un po' di scorza di limone grattugiata prendendola da quel terzo lasciato da parte prima. 
P.S.: Se non avete tempo di preparare i ravioli subito prima di mangiarli, potete comunque farli uno o più giorni prima e congelarli. Nel momento di cucinarli versateli in acqua bollente direttamente senza farli scongelare.



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martedì 19 luglio 2011

Bocconcini di pollo all'orientale


Ecco qua l'ultima ricetta che ho preparato per la rubrica "Gusto" de L'infiltrato. Se si vuole qualcosa di diverso da preparare in poco tempo questo è il piatto perfetto ma vi debbono piacere i sapori dolci uniti a quelli salati. E' un piatto tipico della cucina indiana ma si è diffuso talmente tanto nel mondo orientale (e abbastanza anche in quello occidentale) da poter essere considerato un piatto più genericamente orientale. In Italia lo si può trovare in molte varianti specialmente nei ristoranti cinesi (che da noi sono molto più diffusi di quelli indiani). Il curry è il suo ingrediente principale e non è una spezia come molti credono, ma una miscela di più spezie pestate al mortaio. La formulazione classica comprende pepe nero, cumino, coriandolo, cannella e cucurma come base e, a seconda delle zone e delle tradizioni culinarie, possono venire anche aggiunti chiodi di garofano, zenzero, noce moscata e peperoncino. 


Il nome originale di questa miscela è "masala" mentre la parola curry indica in realtà una varietà di piatti del sud dell'Asia. Noi europei usiamo questa parola erroneamente a causa dei britannici che arrivarono in India nel settecento e che, sbagliando, acquisirono il termine indicando la mistura di spezie piuttosto che il piatto cucinato. Le varie religioni esistenti in India non permettono ai propri seguaci di mangiare alcuni tipi di carne come quella di suino e di bovino mentre i volatili possono essere consumati da tutti. E' proprio per insaporire questo tipo di carne dal gusto meno deciso che è stato inventato il condimento forte e un po' dolce di questo piatto.


Dosi per : 4 persone    Difficoltà : facile    Tempo : 15 min
Ingredienti :

  • 800 gr di petto di pollo
  • 1 bicchiere di sakè o di vino bianco
  • 1 bicchiere di salsa di soia
  • 2 cucchiai di miele
  • 1 cucchiaio di curry
  • pepe
  • qualche presa di farina
Procedimento : 
Versate in un pentolino il sakè o il vino, la salsa di soia, il miele, il curry e una macinata abbondante di pepe e mettete sul fuoco a fiamma bassa. Mescolate spesso e lasciate bollire per 5-10 minuti. Nel frattempo tagliate il petto di pollo a pezzetti e passateli nella farina eliminando quella in eccesso (devono solo avere una leggere infarinatura). Cuoceteli in un padella con un po' d'olio e un pizzico di sale. Quando la salsa sarà pronta, versatela un po' alla volta nella padella contenente il pollo e rigirate spesso. Servite i bocconcini ben caldi, volendo con l'aggiunta di altro miele.

Con la prima foto di questo post partecipo al contest di Archcook "FotograFOODiamo".



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giovedì 19 maggio 2011

Insalata di rucola, noci e parmigiano con olio al pesto di rucola


Questa insalta è stata lo spunto per il mio ultimo aritcolo nella rubrica di food de L'infiltrato, nel quale parlo della grande carica erotica e afrodisiaca che gli antichi Romani e gli Egizi attribuivano rispettivamente alla rucola e alle noci. Vi riporto direttamente l'articolo:

Rucola e noci - i due cibi più lussuriosi dell'antichità 
Se oggi chiedessimo a qualcuno quali sono i cibi più afrodisiaci, ci sentiremmo rispondere di sicuro "fragole e cioccolata". In realtà questa proprietà di alcuni cibi, più che una vera propria caratteristica dovuta alle sostanze contenute, è solo una convinzione della nostra mente. Si associa la capacità di seduzione a un semplice alimento, a causa del suo odore, colore o sapore, a seconda dei ricordi che evoca e delle fantasie che stimola, ma soprattutto a causa della cultura di un determinato popolo o alle convizioni del periodo storico in cui questo popolo vive. Infatti se la stessa domanda che abbiamo posto all'inizio, la ponessimo ad un antico romano o ad un Egizio, ci sentiremmo rispondere tutt'altro: "rucola e noci". La rucola era la verdura più presente nei banchetti delle feste romane, e ne venivano consumati anche i semi, oltre alle foglie, principalmente perchè considerati il cibo più afrodisiaco in assoluto. Con la rucola i Romani preparavano filtri amorosi e la coltivavano in terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità. Una leggenda diceva che mangiandone cruda e in gran quantità si poteva raggiungere un tal grado di eccitamento da veder apparire Venere davanti a sè. Per gli Egizi invece l'alimento afrodisiaco per eccellenza era la noce. Dato che per forma e contenuto ricordano la testa umana, si pensava che fossero indicate per curare le malattie della mente e dell’amore. Ne veniva fatto dono a coloro che soffrivano di pene d'amore e venivano messi nelle vesti dei giovani per farli innamorare. In quanto composte da due gherigli tenuti assieme da un rigido guscio, erano anche simbolo della stabilità matrimoniale e venivano gettate in aria e offerte durante le cerimonie nuziali. E' stato persino trovato un geroglifico nel quale è riportata la ricetta delle noci caramellate, indicate come il dolce preferito di Cleopatra. L'intelligente e affascinante regina usava farle servire nei banchetti e offrirle ai suoi amanti dopo averli intrattenuti con le capacità amatorie che l'hanno resa famosa.


Se volessimo acquistare questi due alimenti al giorno d'oggi, è bene avere alcune accortezze per essere sicuri di prenderne di freschi e buoni. Per la rucola questo è il mese migliore e nei mercati la troviamo in abbondanza. Quando l'acquistiamo però è bene stare molto attenti a come appare esteticamente, alla forma delle foglie e al colore perchè a differenza di molti altri tipi di frutta e verdura, la rucola più è bella più è sana e fresca. Chi fa spesa a km zero o bio sa bene che una mela un po' bruttina e sporca è più naturale e buona di una lucida e perfetta ma per la rucola vale il contrario. Essendo molto delicata e deteriorandosi dopo solo uno o due giorni, va comprata quando è al meglio di se, quando si presenta con un verde brillante e dei bordi ben definiti. Inoltre è meglio scegliere foglie piccole perchè più croccanti e meno amare. Una volta acquistata è preferibile conservarla in un vasetto o in un bicchiere con il gambo immerso in acqua fresca da cambiare due volte al giorno, proprio come facciamo per i fiori. In questo modo sarà più probabile che resista intatta fino al secondo giorno. Conservandola in frigo si mantiene molto poco, ma se proprio non potete farne a meno può servire chiuderla in un sacchetto di plastica bucherellato. Altra cosa importante è lavarla solo appena prima di mangiarla, e farlo in modo veloce senza lasciarla troppo a bagno. Per le noci invece, al momento dell'acquisto, bisogna prestare attenzione alla buccia che deve essere ben chiusa e priva di lesioni. E' meglio cercare quelle ancora provviste di picciolo e foglie, perché indica che sono state raccolte da poco e non trattate chimicamente. Inoltre è meglio scegliere le noci il cui guscio è ancora macchiato di nero perché vorrebbe dire che non sono state ancora trattate con la sbiancatura. Essendo dei frutti oleosi sono ricchi di sostanze nutrienti e il loro potere calorico è molto alto (100 grammi forniscono 580 kilocalorie circa). Le noci provviste di guscio si possono conservare per 5 mesi e anche più, lontano dalla luce e in luoghi freschi e asciutti. Quelle sgusciate invece per due mesi e in frigorifero.


Dosi per : 1      Difficoltà : facile    Tempo : 15 min
Ingredienti per l'olio al pesto di rucola:
  • 1/2 litro di olio extra vergine d'oliva
  • un mazzetto piccolo di rucola
  • 4-5 pinoli
  • una spolverata di parmigiano reggiano grattugiato
Ingredienti per l'insalata:
  • 50gr di rucola
  • 30 gr di parmigiano reggiano a tocchetti
  • 15-20 gr di gherigli di noci
  • 100gr di mozzarella tagliata a pezzetti
Procedimento :
Per l'olio: inserite nel mixer le foglie di rucola precedentemente lavate ed asciugate, i pinoli, il parmigiano e l'olio d'oliva necessario per coprire il tutto. Frullate fino a raggiungere un composto omogeneo e filtratelo con un colino all'interno di una bottiglia di vetro. Infine aggiungete nella bottiglia il restante olio e agitate bene. Otterrete un olio molto verde e un po' amaro che potrete conservare per un massimo di due settimane ed utilizzare per condire insalate e bruschette.

Per l'ìnsalata: lavate ed asciugate la rucola. Spezzate grossolanamente i gherigli delle noci lasciandone un paio interi per decorare. Aggiungeteli alla rucola assieme ai tocchi di parmigiano e alla mozzarella. Insaporite versando l'olio al pesto di rucola. In teoria è perfetta così ma dato che il condimento per l'insalata è una cosa molto personale che varia a seconda del gusto e delle persone, se volete potete aggiungere sale, pepe, aceto o quel che preferite. Se può aiutarvi, secondo un'antica credenza greca e romana, per ottenere una buona insalata, un’avaro pensa all’aceto, un prodigo all’olio, una saggio al sale, un giudizioso al pepe, e un pazzo poi la deve rimestare.

Questa ricetta partcipa al contest "I love insalata" di Aboutfood

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mercoledì 12 gennaio 2011

Resoconto delle feste n° 1 - regali di Natale



Finalmente sono tornata a Roma! Mi mancava proprio la città e il sentirmi libera di girare in pigiama per casa senza paura che qualcuno suoni alla porta per portare auguri e doni. Sono anche felicissima di essere tornata in possesso del mio caro computer e la febbre, che ho appena preso, mi obbligherà a non uscire di casa e  passare  molte ore davanti al pc. Nei prossimi post, come vi avevo promesso, farò un resoconto di queste ultime due settimane passate nelle Marche mentre ora vi mostro i piccoli regali che ho preparato (in fretta e furia il 22 e il 23 dicembre) per le persone con cui ho passato la sera di Natale. Per decidere mi sono fatta ispirare dal bellissimo libro di Sigrid Verbert "Regali golosi" e ho scelto un paio di cosine veloci veloci apportando alcune modifiche a seconda degli ingredienti che avevo in casa. Innanzitutto mi sono divertita realizzando cinque tipi di sale aromatizzato: agli agrumi, alla rosa, alla lavanda, al ginepro e alla menta.


Sale alla lavanda - conservavo da quest'estate alcuni rametti di lavanda raccolti, passeggiando dalle parti del Conero, col proposito di utilizzarli per un risotto che alla fine non è mai stato fatto (in futuro provvederò!). E allora perchè non usarli ora per profumare un po' di sale? Provatelo nelle insalate!


Sale alla rosa - che ci crediate o no mi avanzavano da un paio i mesi dei boccioli di rosa secchi in dispensa...erano stati uno dei tanti acquisti al bazar delle spezie di Istanbul e finora li avevo utilizzati solo per fare degli infusi. E' buono per condire i pesci bianchi.


Sale agli agrumi - per dare un tono in più basta aggiungere un po' di timo alla scorza grattugiata di un'arancia e di un limone. Ottimo con il pesce grigliato e i crostacei.


Sale al ginepro - il ginepro fa parte di quelle spezie che non mancano mai in cucina perchè sta tanto bene con la carne quindi usate questo sale per condire carne di coniglio e cacciagione.


Sale alla menta - mi sarebbe piaciuto utilizzare delle foglie di menta fresca ma purtroppo la mia piantina sta cercando di riprendersi dopo un attacco di insettini minuscoli e cattivissimi che l'hanno ridotta all'osso quindi, per non influire prelevando foglie, ho preferito utilizzare la menta secca. La menta è divina con le melanzane e con i carciofi.
Questi consigli di utilizzo sono, per l'appunto, solo consigli perchè con i sali è bello divertirsi e provare e si possono sempre scoprire nuovi abbinamenti!

Ingredienti :
  • 300gr di sale marino fino (io ho preso quello di Trapani perchè il sale siciliano è ottimo!)
  • un cucchiaio di fiori di lavanda essiccati per il sale alla lavanda
  • una manciata di boccioli di rosa essiccati per il sale alla rosa (comprare quelli ad uso alimentare)
  • la scorza di un limone, la scorza di un'arancia e mezzo cucchiaino di timo per il sale agli agrumi
  • un cucchiaino di bacche di ginepro per il sale al ginepro
  • un cucchiaino di foglie di menta essiccate o fresche per il sale alla menta
Procedimento :
Frullate il sale assieme agli aromi in modo da avere un trito molto sottile e amalgamato. Per il sale alla rosa abbiate l'accortezza di eliminare la parte verde e dura dei boccioli utilizzando solo i petali. Per il sale agli agrumi prelevate le scorza con una grattugia e dopo aver frullato il sale lasciatelo asciugare all'aria per un giorno. Lasciate asciugare anche il sale alla menta se avete utilizzato della menta fresca. In generale se usate ingredienti essiccati il sale è pronto già da subito mentre se usate ingredienti freschi è bene lasciarlo asciugare per togliere tutta l'acqua e l'umidità.



Come secondo regalo ho pensato ai mendiants, dei cioccolatini semplici semplici con la frutta secca. Prepararli è di una facilità disarmante...ci vuole solo un po' di pazienza e qualche accortezza. Si può usare qualsiasi tipo di frutta, io come al solito li ho fatti con quella che avevo in casa : mandorle, pinoli, noci, cranberries, banana, melone, ananas e papaya. Vi consiglio caldamente di utilizzare ingredienti buoni, soprattuto il cioccolato. Ve lo dico perchè, di fretta come al solito, mi sono dovuta accontentare del cioccolato che ho trovato al supermercato sotto casa mentre se avessi comprato un cioccolato di qualità superiore il risultato sarebbe stato sicuramente migliore..questo era troppo dolce, almeno per i miei gusti!


Dosi per una trentina di mediants     Difficoltà : facile     Tempo : 30 min
Ingredienti :
  • 300gr di cioccolato a scelta tra fondente, al latte o bianco (io ho usato quello al latte)
  • frutta secca mista
Procedimento :
Fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria rendendolo cremoso. Con un cucchiaino far colare un po' di cioccolato sopra un foglio di carta da forno da circa 10cm di altezza senza muovere la mano...il cioccolato si espanderà da solo a cerchio. Aggiungete sopra i pezzetti di frutta secca e lasciate indurire a temperatura ambiente.


Come terzo regalo ho pensato agli alchechengi al cioccolato. Ho conosciuto queste bacche ad Istanbul (sempre al bazar delle spezie) e me ne sono innamorata. Appena tornata dal viaggio mi sono informata e dopo varie ricerche su internet ho capito che la pianta da cui nascono questi frutti (Physalis), qui da noi viene coltivata più che altro per scopo decorativo e che gli alchechengi sono ricchissimi di vitamina c (ne hanno in quatità doppia rispetto ad un limone). E' più facile trovarli nel nord d'Italia che al sud ed oltre ad essere buoni e salutari sono anche belli perchè si presentano come un calice di foglie chiuse da aprire per scoprire la bacca che può essere verde, gialla o arancione a senconda del tipo di physalis.


 Difficoltà : facilissima     Tempo : 10 min
Ingredienti :
  • cioccolato fondente o al latte
  • alchechengi
          Procedimento :                                                                                      
Fate sciogliere il cioccolato  a bagnomaria e nel frattempo aprite gli alchechengi piegando le foglie verso l’alto. Lavate la bacca facendo attenzione a non bagnare le foglie ed asciugate bene. Immergete gli alchechengi nel cioccolato fuso tenendoli dalle foglie e lasciate raffreddare su una gratella o su un foglio di carta da forno.



Per finire ho impacchettato tutto in bustine e scatole di carta e bamboo aggiungendo anche degli alchechengi semplici perchè, per chi non li conosce, sono comunque una novità buonissima da provare al naturale!



Con i mendiants partecipo al contest di Natale di About food

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